“Per il quarto anno consecutivo il Mezzogiorno cresce più del resto del Paese. È una buona notizia che nessuno può negare. Questa crescita, però, non dipende certamente dalle politiche del Governo Meloni, ma ha un nome preciso: PNRR. È il frutto di una scelta politica che ha destinato il 40% delle risorse al Sud per ridurre i divari territoriali. Oggi, invece, assistiamo al paradosso di un Governo che sta smontando proprio quella strategia attraverso continui rinvii, rimodulazioni e tagli agli investimenti destinati alle aree più fragili”.
Lo ha dichiarato il presidente dei senatori del Partito Democratico, Francesco Boccia, intervenendo al convegno “Mezzogiorno al centro. PNRR, infrastrutture e nuove prospettive economiche del Mediterraneo”, in corso all’Università di Benevento e concluso dal Presidente della Regione Campania, Roberto Fico.
“Il Sud cresce nel PIL, ma continua a perdere i suoi giovani migliori. Centinaia di migliaia di laureati lasciano il Mezzogiorno, mentre i salari reali diminuiscono e aumenta il lavoro povero. Un territorio che cresce nei numeri ma si svuota delle persone non sta vincendo la sfida dello sviluppo: sta semplicemente rinviando il conto alle prossime generazioni”.
“Il vero spartiacque, oggi, non è tra chi spende di più e chi spende di meno. È tra chi usa le risorse pubbliche per costruire una strategia e chi le utilizza per inseguire emergenze o esigenze di propaganda. Il Mezzogiorno non può essere ridotto a un corridoio logistico. Deve diventare la grande piattaforma produttiva del Mediterraneo, valorizzando infrastrutture, università, ricerca, imprese, porti e capitale umano”.
“Ed è ancora più grave che, mentre manca una strategia per lo sviluppo del Sud, il Governo stia tentando un vero e proprio blitz sull’autonomia differenziata. Con le quattro pre-intese presentate in Parlamento prova ad aggirare la sentenza della Corte costituzionale, rifiuta perfino le audizioni dei ministri competenti e continua a parlare di trasferimento di competenze senza aver prima definito e finanziato i Livelli essenziali delle prestazioni. È una forzatura istituzionale che non colpisce soltanto il Mezzogiorno, ma tutte le aree interne, montane e più fragili del Paese, comprese quelle del Nord. Senza risorse, i LEP restano uno slogan e l’autonomia differenziata diventa soltanto uno strumento per aumentare le diseguaglianze e dividere ulteriormente l’Italia”.
“Prima vengono i diritti dei cittadini, poi qualsiasi discussione sulle autonomie. Senza perequazione e senza risorse, l’autonomia non è una riforma: è l’istituzionalizzazione delle diseguaglianze. È inaccettabile che, mentre famiglie e imprese chiedono lavoro, sanità, scuola, infrastrutture e salari dignitosi, il governo continui a inseguire l’ossessione identitaria della Lega attraverso uno scambio politico che sacrifica l’interesse nazionale”.
“Abbiamo bisogno di una politica industriale nazionale che metta finalmente il Mezzogiorno al centro della strategia italiana nel Mediterraneo. Facciamo nostri i contributi dell’intergruppo parlamentare Intergruppo Parlamentare Sviluppo Sud, Aree Fragili e Isole Minori che dicono con chiarezza una cosa molto semplice: al sud non servono annunci o incentivi episodici, servono continuità, programmazione e una visione capace di trattenere i giovani, sostenere le imprese e trasformare la posizione geografica del Sud nel principale vantaggio competitivo dell’Italia”.
“Il Mezzogiorno, così come i tanti imprenditori che ogni giorno investono nei nostri territori, vedo qui Lampugnale che ringrazio per l’organizzazione di questa importante giornata di confronto, non chiedono privilegi. Chiedono che lo Stato rispetti gli impegni assunti. Perché il futuro dell’Italia passa dal Sud. E chi oggi sceglie di dividere il Paese, invece di ridurne i divari, non sta indebolendo soltanto il Mezzogiorno: sta indebolendo la Repubblica”.