“A pochi giorni dal voto il referendum sulla giustizia viene trasformato dalla destra in uno scontro politico contro la magistratura, mentre per noi resta una scelta sull’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Sono incommentabili le parole di Giorgia Meloni di ieri. Siamo di fronte a demagogia e populismo che rasentano l’irresponsabilità. Parlare di magistrati che strappano i figli alle famiglie e lasciano in libertà gli stupratori vuol dire descrivere un potere dello Stato, la magistratura, alterando la realtà e mentendo ai cittadini. E non è accettabile ascoltare certe affermazioni da un governo che ha riconsegnato alla Libia uno stupratore come Al Masri. La destra vuole incendiare il Paese, delegittimando l’equilibrio delle nostre istituzioni. Noi lo impediremo.
In uno Stato di diritto non può essere la politica a decidere chi può essere giudicato e chi no: l’indipendenza dei giudici è una garanzia per tutti i cittadini.
Se vincerà il No apriremo una stagione di riforme vere e condivise della giustizia, costruite insieme a magistratura, avvocatura, accademia e forze politiche per migliorare davvero il servizio ai cittadini.
Se invece dovesse vincere il Sì, lo ha detto la stessa Meloni: il passo successivo sarà accelerare sul premierato, cioè su un ulteriore rafforzamento del potere dell’esecutivo.
La destra giustifica la riforma e racconta che i magistrati non vengono mai sanzionati. Non è vero: le sanzioni esistono e ci sono anche rimozioni dalla magistratura. Il punto è che il CSM giudica solo i procedimenti disciplinari che vengono promossi dal Ministro della Giustizia o dal Procuratore generale della Cassazione. Se la gran parte degli esposti viene archiviata prima di arrivare al CSM è perché l’azione disciplinare non viene promossa, e il Ministro che ha il potere di farla partire anche autonomamente non esercita quel potere. E il ministro Nordio l’ha esercitato molto meno dei suoi predecessori”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia arrivando al congresso di MD in corso a Roma.


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