Le parole di Donald Trump su Giorgia Meloni sono “inaccettabili” e vanno respinte “senza ambiguità”, ma rivelano soprattutto “il fallimento della strategia politica su cui la premier ha costruito il suo posizionamento internazionale”. A dirlo è Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, in una intervista al Messaggero.
“Per qualsiasi italiano la reazione immediata è la difesa della dignità delle nostre istituzioni”, afferma Boccia, sottolineando però che, superato il piano emotivo, “la questione è tutta politica”. Secondo l’esponente dem, Meloni ha puntato su un rapporto personale con Trump che “non ha rafforzato il peso dell’Italia”, ma ha prodotto “concessioni che hanno pesato sulle finanze pubbliche” e aumentato “le nostre dipendenze”.
“Trump oggi non fa niente di diverso da quello che ha sempre fatto: difendere in modo brutale e arrogante gli interessi che coincidono con i suoi”, sostiene Boccia, respingendo la tesi secondo cui gli attacchi alla premier sarebbero la conseguenza di una presunta “schiena dritta”. “Su cosa? Sui dazi, sulle spese militari, sulla candidatura di Trump al Nobel?”, si chiede.
Per Boccia, l’errore più grave è aver “buttato via due anni sottraendoli all’Europa”, facendo credere che l’Italia potesse essere un ponte privilegiato tra Usa e Ue. “La cosa paradossale è che la rottura non c’è stata sui grandi dossier”, osserva, ricordando come i primi attriti siano nati su questioni simboliche.
Quanto alla reazione del Pd, Boccia difende la linea della segretaria Elly Schlein: “L’offesa personale di Trump ci indigna e la condanniamo senza se e senza ma, ma non si può trascinare l’Italia su terreni che riguardano rapporti personali”. Il nodo, insiste, resta politico: “Il fallimento della strategia estera di Meloni”.
A sostegno della sua tesi cita l’esempio di Pedro Sanchez: “Anche lui è stato attaccato da Trump, ma dicendo no alle scelte contrarie all’interesse del suo Paese”. “Un capo di governo non viene giudicato dalla cordialità dei rapporti personali con il presidente degli Stati Uniti, ma dalla capacità di tutelare il proprio Paese”, aggiunge.
Guardando al futuro, Boccia avverte che “quando si sbaglia politica estera, poi arriva il conto economico”, che “stanno pagando imprese e cittadini”. Da qui l’invito a Meloni a “imboccare l’unica strada maestra: l’Europa”, lavorando con Francia e Spagna e alzando il livello del confronto con Washington su commercio e materie prime.
Sulla scelta del ministro degli Esteri Antonio Tajani di disdire la partecipazione al Forum di Miami, Boccia osserva che “sarebbe stato umiliante andare”, ma critica il ritardo nel prendere posizioni nette su Gaza e sullo Stretto di Hormuz.