“Non provino a cavarsela con audizione Foti”

“In questi mesi, settimane e giorni in Europa è mancata l’Italia. Abbiamo scoperto dell’accordo sui dazi tra Ursula von der Leyen e Donald Trump dai mezzi di comunicazione e abbiamo capito che la Presidente del Consiglio non era informata, come gran parte dei ministri del governo italiano. Per questo chiediamo con urgenza che la Presidente del Consiglio riferisca al Parlamento, che venga qui in Senato a dirci cosa ha intenzione di fare il governo italiano. E il governo non provi a cavarsela con l’audizione in Commissione politiche Ue del ministro Foti, audizione già prevista con all’odg un altro tema”. Così il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd.
“Quello di domenica – prosegue Boccia – non è stato un accordo, ma una tregua precaria che l’Europa ha pagato a caro prezzo, accettando l’imposizione tutta trumpiana fondata non sul rispetto delle regole multilaterali, che non ci sono più e che la maggioranza ha accettato di mandare al macero, ma su logiche bilaterali e ricattatorie. L’Italia è rimasta muta, subalterna, assente e silenziosa rispetto alle ricadute di questo accordo che, non lo dice il Pd e non lo dicono le opposizioni, ma lo dice oggi Svimez, costerà 103 mila posti di lavoro”.
“I principali centri di ricerca nazionali e internazionali – ha continuato Boccia – dicono che ci sarà una frenata in Europa, che l’Italia brucerà lo 0,2 o lo 0,3 del Pil e che finiremo per questo quasi a zero, ci ritroveremo in recessione e se ci sarà qualcosa in più sarà solo grazie al Pnrr, ultima traccia di un’Unione europea cancellata e umiliata. Tanti sono i settori che andranno in crisi e che già ora sono in difficoltà e hanno bisogno di interventi, sostegni, sussidi, accompagnamento, credito. Tutte cose che il ministro dell’Economia ricorda come un passante, un osservatore, un’opinionista e che avrebbe invece il dovere di attivare. Nel silenzio assordante della maggioranza dimentichiamo la condizioni delle aziende dell’agroalimentare, della meccanica, dell’Automotive, delle Pmi, dell’intero sistema industriale che non ha alcuna risposta dal ministro dello sviluppo economico. L’accordo siglato tra Ursula von der Leyen e Donald Trump rappresenta, nella sua debolezza, la fotografia del fallimento delle destre sovraniste al governo in Europa, a partire da quella italiana. Volevano difendere la sovranità nazionale, hanno finito con il difendere l’agenda economica di Washington, senza condizioni, senza voce e senza visione. E’ stata purtroppo scelta la fedeltà ideologica alla destra internazionale anziché l’autonomia strategica del nostro Paese. Non si tratta solo di commercio internazionale, ma della dignità politica e dell’autonomia economica del Paese, che la destra ha deciso di umiliare a favore di una dipendenza nei confronti degli Usa. La Premier davanti a Trump e ai suoi dazi non ha alzato voce, ma ha chinato il capo, rinunciando a guidare l’Europa per farsi gregaria di una guerra commerciale che non ci appartiene e che non appartiene all’Europa”.


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