“In Parlamento si viene per dire quale è la posizione del governo italiano rispetto a quella guerra. La scelta unilaterale di USA e Israele di bombardare l’Iran sta producendo effetti di natura umanitaria ed economica che sono sotto gli occhi di tutti. Ci sono potenzialmente in quella regione una decina di pari coinvolti, dal Libano da anni martoriato al Qatar che ha appena annunciato che se continuerà la guerra il prezzo del petrolio arriverà a 150 dollari. Stanno saltando tutte le catene e i rapporti diplomatici e di fronte a questo abbiamo avuto una Presidente del Consiglio silente per giorni e due ministri che in tre giorni hanno ripetuto le stesse cose. Ma oggi noi abbiamo il diritto di sapere se il governo vuole fare utilizzare le basi in Italia e vogliamo capire se le richieste di aiuto che sono venuti dai paesi degli Emirati trascineranno l’Italia in un conflitto che non vogliamo. Giorgia Meloni non è una spettatrice e l’Italia non è una succursale della Casa Bianca, nè un ufficio diplomatico del governo Netanyahu. Se il governo subisce le scelte di Trump e Netanyahu ci saranno conseguenze pesanti per il nostro Paese: da quelle diplomatiche con gli altri paesi europei, perché mi pare evidente che le scelte che sta facendo ad esempio Sanchez sono molto diverse dalle nostre, a quelle economiche con il pezzo che le famiglie e le imprese italiane stanno pagando per l’aumento dei costi dell’energia. E tutto questo per non essere capaci di dire no a Trump. Non si può governare in un momento come quarto con un po’ di retorica e sfuggendo alle proprie responsabilità. Mi sarei aspettato che in un momento come questo la Presidente del Consiglio chiamasse Elly Schlein, chiamasse le opposizioni per confrontarsi su cosa fare, magari interloquendo con gli altri paesi europei. E invece fa interviste alla radio, con una linea appiattita sulle scelte di Trump. Giorgia Meloni invece di unire il Paese lo divide. L’Italia appare inerme spettatrice. Con Giorgia Meloni che dice che non siamo in guerra ma manda i ministri a chiedere impegni per aiutare i paesi degli Emirati, e che gioca sulle date della sua venuta in Parlamento per evitare che un dibattito sulla guerra, perché di questo si tratta, che doveva esserci il 18 marzo alla vigilia del Consiglio europeo, si svolga a pochi giorni dal referendum sulla giustizia. Venga l’11 sull’Iran e il 18 sul Consiglio europeo, rispettando il Parlamento”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia intervenuto a ‘Dissocial’ a Radio Cusano Campus.