“Non sono d’accordo con la narrazione secondo la quale la posizione dell’Italia in Ue ci abbia fatto limitare il danno sul fronte dei dazi. Penso invece che chi ha resistito e chi ha minacciato di fatto una reazione alla fine avrà avuto ragione. I risultati si vedranno tra un anno e per l’Italia il rischio è che quel risultato si chiami recessione. E se Giorgetti, che di solito è molto ottimista salvo poi essere sempre smentito dai fatti, dice che l’impatto dei dazi porterà una decrescita stimata dello 0,5%, con un paese che ha una crescita stimata dello 0,6%, mentre nell’ultima legge di Bilancio era il doppio, si capisce dove arriveremo. Questa non è un’intesa ma una resa”. Lo ha detto a Sky start il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd al Senato,che ha sottolineato: “con questi dati noi siamo molto preoccupati e la preoccupazione dovrebbe essere anche del governo. Servirebbe una manovra correttiva, se ce la presentano in estate noi siamo pronti, altrimenti li aspettiamo in autunno”.
“L’Ue ha accettato da Trump dazi permanenti senza alcuna contropartita – ha continuato Boccia – Noi ci aspettavamo dal governo Meloni già prima dell’estate strumenti di immediato supporto alle aziende, di sostegno al lavoro e al credito, ma non sono arrivati. Non abbiamo sentito alcunché per i settori più esposti ai dazi Usa: nulla su meccanica, farmaceutica, moda, agroalimentare. Viviamo invece una distorsione economica e la sottomissione energetica agli Usa con l’impegno di acquistare gas che costa molto di più e questo è inaccettabile e avrà effetti dannosi sui settori verdi e per esempio su Eni e Sna. L’Italia dovrebbe chiedere a Von der Leyen la revisione delle clausole più gravose soprattutto per i settori più a rischio come l’agroalimentare, dovrebbe promuovere una coalizione dei paesi mediterranei contro l’accordo, deroghe fiscali per sostenere le imprese colpite e un fondo di compensazione Ue con almeno 5 miliardi. Era questo il momento di pensare a un nuovo strumento come Nex Generation Ue, invece niente: la maggior parte dei paesi sono a guida sovranista come l’Italia, i paesi progressisti sono rimasti pochi”.


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