“C’è un limite oltre il quale una
maggioranza non svolge più la funzione parlamentare ma piega le
istituzioni ai propri interessi. E la destra quel limite lo sta
superando ogni giorno dopo il referendum costituzionale.
Sull’autonomia differenziata aggira la Corte costituzionale,
riproponendo dalla finestra lo SpaccaItalia di Calderoli
attraverso le quattro pre-intese con Lombardia, Veneto, Piemonte
e Liguria, con il rischio di smontare pezzo dopo pezzo
l’universalità dei diritti, dalla sanità alla protezione civile.
Nella Commissione bicamerale Covid assistiamo a forzature
procedurali senza precedenti da parte di un presidente
inadeguato che prende ordini dal proprio partito come Lisei, con
una sistematica compressione dei diritti delle opposizioni e
delle garanzie parlamentari. Sulla legge elettorale è fin troppo
evidente lo scambio politico con la Lega: modificano le regole
perché perderebbero, ma si guardano bene dal restituire ai
cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti,
mantenendo le liste bloccate e dicendo ancora una volta no alle
preferenze. Sulla Rai continuano a rinviare l’applicazione del
Media Freedom Act europeo pur di conservare il controllo sul
servizio pubblico”. Così Francesco Boccia, presidente dei
senatori del Partito Democratico.
“Il problema non è un singolo provvedimento. È un metodo di
governo che considera le regole un ostacolo e non una garanzia
della democrazia. Per questo ci aspettiamo che i Presidenti
delle Camere esercitino fino in fondo il loro ruolo di garanti
imparziali delle istituzioni parlamentari. Le regole non
appartengono alla maggioranza di turno: appartengono alla
Repubblica e tutelano tutti, maggioranza e opposizione.
Difendere il Parlamento significa impedire che procedure,
prerogative e diritti vengano piegati a esigenze di parte.
Mentre il Paese chiede risposte su salari, sanità pubblica,
liste d’attesa, costo della vita, bollette, industria e
crescita, la destra continua a occuparsi ossessivamente della
conservazione del proprio potere. È questa l’immagine più nitida
di una maggioranza arrivata al capolinea: non governa più i
problemi degli italiani, ma soltanto i propri equilibri interni.
Prima questa stagione di gravi forzature istituzionali finirà,
prima l’Italia potrà tornare ad avere un governo che metta al
centro i cittadini e non il potere per il potere”, conclude.