‘Annalisa Cuzzocrea ha colto con grande lucidità un nodo politico spesso sottovalutato: l’uso sistematico, da parte della destra al governo, della galassia no vax e antiscientifica come terreno di consenso. Non è un dettaglio. Non è un inciampo. È una scelta politica e culturale che accomuna le destre nazionaliste nel mondo, da Trump a Milei, da Orban a Le Pen.
In Italia questa deriva assume un significato ancora più drammatico, perché avviene dopo una pandemia che ha provocato duecentomila morti. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni: secondo l’Istituto superiore di Sanità, la campagna vaccinale ha evitato otto milioni di contagi e centocinquantamila decessi. Questi sono i fatti, la realtà, la storia scritta sulla pelle delle persone. Eppure il governo Meloni sceglie di legittimare chi quei vaccini li ha combattuti, trasformando la tutela della salute in un terreno di propaganda elettorale.
Il caso della commissione consultiva sui vaccini, nella quale erano stati inseriti esponenti apertamente scettici, è emblematico. Non si tratta di pluralismo, come alcuni ministri che hanno criticato il loro collega Schillaci hanno avuto l’ardire di sostenere. Nessuno invoca pluralismo quando è il proprio cuore a fermarsi o quando un tumore avanza: in quei momenti ci si affida alla competenza dei medici, alla ricerca, alla scienza. Mettere sullo stesso piano virologi e ciarlatani, professori e stregoni, significa minare le fondamenta della salute pubblica e delegittimare chi ogni giorno lavora per salvare vite.
Il ministro Schillaci, ha avuto un sussulto di dignità politica dopo molti imbarazzanti silenzi su diversi dossier contestati dall’opposizione. Il ‘Professore’ ha preso il sopravvento sul ‘Ministro’ che aveva firmato il decreto di nascita della Commissione con dentro dei novax militanti, revocando il suo atto e correggendo un suo iniziale errore, probabilmente per rispetto della sua stessa storia accademica. Ma il Ministro, che ricopre un ruolo politico a tutela del principale diritto universale scolpito nella nostra Costituzione, la salute, non pensi di salvarsi la coscienza solo prendendo le distanze da quella commissione. Perché se poi accetta in silenzio i tagli lineari del suo governo che da tre anni indeboliscono la sanità pubblica favorendo ogni forma di privatizzazione della sofferenza, di fatto, viene meno alla sua responsabilità. Il non aver difeso l’autorevolezza delle istituzioni sanitarie internazionali poi, a partire dall’OMS, ha collocato l’Italia nei mesi scorsi tra i paesi che fiancheggiano i movimenti anti scienza.
E ancora più grave è ciò che accade nella commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid. Dove ci si sarebbe dovuti interrogare con serietà sui modelli organizzativi, sui possibili piani pandemici, sul rapporto tra centro e periferia e sulle lezioni da imparare per il futuro. In questa commissione la maggioranza ha scelto invece la strada della vendetta politica. Non un luogo di verità, ma un patibolo costruito contro il governo Conte 2, che in quei mesi drammatici ebbe il coraggio di affidarsi esclusivamente alla scienza, ascoltando scienziati e medici per difendere la vita dei cittadini. Mentre le destre estreme, opposizioni di allora e oggi forze di governo come Lega e Fdi, contestavano le indicazioni scientifiche così come l’obbligo vaccinale.
Questa evoluzione della destra italiana è preoccupante e pericolosa. Perché manda un messaggio chiaro: la scienza non è un punto di riferimento, ma un nemico da colpire se non si piega alle ragioni della propaganda. È lo stesso schema che vediamo in altri Paesi: negli Stati Uniti Trump ha costruito la propria fortuna politica contro la scienza, contro l’OMS, additando persino Anthony Fauci come un nemico pubblico. Il risultato lo conosciamo: coperture vaccinali crollate, il morbillo tornato a mietere vittime, milioni di bambini senza routine vaccinale nel Sud del mondo.
Questa è la pericolosità sociale della nuova destra: trasformare la scienza in un terreno di scontro ideologico, inoculare il sospetto nelle comunità, alimentare un individualismo estremo che rifiuta il bene comune come orizzonte condiviso. Non c’è solo irresponsabilità in questo atteggiamento. C’è un disegno: delegittimare ogni autorità indipendente e terza, che sia la scienza, la magistratura o la stampa, perché ogni forma di verità che non sia piegata al consenso immediato diventa un ostacolo da abbattere.
Ma la salute non si baratta. La scienza non è un’opinione. E la politica ha il dovere di difenderle entrambe. Perché un Paese che non riconosce il valore della ricerca, che non ascolta gli esperti, che preferisce stregoni e complotti ai dati e alla ragione, è un Paese più fragile, più diviso, più vulnerabile.
Difendere la salute significa garantire risorse pubbliche, l’accesso universale alle cure, sostenere credibilità e stabilità al sistema sanitario nazionale, retribuire adeguatamente il personale sanitario che oggi fugge delle strutture pubbliche a causa delle gravi responsabilità del governo.
La destra italiana oggi porta su di sé la responsabilità di voler piegare la scienza alla propaganda. Ed è nostro compito denunciare questo pericolo, con la forza dei fatti e con la convinzione che senza fiducia nella scienza non c’è futuro possibile per la democrazia’.