“Ciò che è successo in Parlamento in questi due anni, anni in cui abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per rallentare l’iter di questa pericolosa riforma, ha messo in chiaro l’obiettivo della maggioranza: raccontare la separazione delle carriere come una riforma che sistema la giustizia quando invece è una riforma che rompe gli equilibri costituzionali tra i poteri.
Raccontando di sistemare la giustizia, picconano la nostra Costituzione. Abbiamo anche contestato il metodo: non è mai successo che una riforma costituzionale non abbia visto una modifica parlamentare. Ci siano trovati davanti alla dittatura della maggioranza. Anche per questo abbiamo iscritto tutti i nostri senatori e le nostre senatrici in discussione generale: c’è una erosione del pluralismo parlamentare che spaventa. La verità è che l’attacco alla magistratura e’ un pezzo del disegno di accentramento del potere nelle mani dell’esecutivo. La riforma non nasce da un’esigenza funzionale di miglioramento della giustizia, ma da una volontà di sottomettere il potere giudiziario a quello politico. E l’idea che ‘deciderà il popolo con il referendum’ sostituisce la mediazione parlamentare con l’appello diretto al corpo elettorale: una visione plebiscitaria della democrazia che esclude la funzione di garanzia del Parlamento e delle minoranze. E questo rappresenta una deviazione dal modello costituzionale italiano, che non è fondato sulla volontà maggioritaria illimitata, ma su un equilibrio di poteri e contropoteri, secondo l’articolo 1 e i principi della forma di governo parlamentare. La verità è che Premierato e riforma della giustizia sono due facce della stessa medaglia: riduzione dei contrappesi, marginalizzazione del Parlamento, svuotamento degli organi di garanzia. La destra propone due vie convergenti verso questo obiettivo: da una parte il rafforzamento dello Stato punitivo (vedi i decreti sicurezza, il controllo e la repressione) e dall’altro l’indebolimento dello Stato di garanzia (giustizia, Presidenza della Repubblica, autonomie). Il risultato è lo stesso: pieni poteri nelle mani del capo, eletto direttamente, che si rivolge al popolo scavalcando ogni contrappeso istituzionale.
È la trasformazione del Capo del Governo in Capo dello Stato di fatto”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia introducendo l’assemblea dei gruppi parlamentari dem.


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