«Il 22 e 23 marzo non si decide una questione tecnica: si decide se rafforzare o indebolire le garanzie democratiche della nostra Repubblica. Per questo è necessario andare alle urne e dire con chiarezza No», incalza Francesco Boccia, capo dei senatori del Pd, ieri a Bagnoli per un dibattito sul referendum con la presidente del Consiglio comunale di Napoli, Enza Amato e oggi a Caserta, con il governatore Fico, ad un`iniziativa analoga.
I sondaggi danno il No in grande risalita.
«Non abbiamo guardato i sondaggi, abbiamo pensato sin dall`inizio che il referendum riguardasse l`equilibrio democratico del Paese. Purtroppo le riforme costituzionali sono uno scambio politico della maggioranza: si è partiti con il premierato caro a Fdi finito in un cassetto perché la maggioranza temeva uno scontro con il presidente Mattarella, passando per l`Autonomia di Calderoli bloccata dalla Consulta sino a questa fantomatica riforma della Giustizia. Partita per essere una grande battaglia di Fi ma cavalcata poi da Nordio per saltare addosso alla magistratura: uno dei 3 poteri dello Stato».
Cosa c`è che non va della riforma?
«Basta riavvolgere il nastro e riascoltare il Noi dio-pensiero secondo cui “questa riforma oggi serve a chì sta al potere”. Sono convinti che la modifica di ben sette articoli della Costituzione serva a governare quando invece la magistratura deve garantire il diritto alla giustizia di ogni italiano. Il vero nodo è che la Meloni ha gettato la maschera e vuole regolare i conti con i magistrati».
In sintesi quale è il pericolo se passa il Sì?
«Si mette a rischio l`autonomia della magistratura. La Costituzione repubblicana nasce proprio per impedire i concentrazione del potere e per garantire che Parlamento, magistratura ed esecutivo restino autonomi e in equilibrio tra loro. Difendere questo equilibrio significa difendere la qualità della nostra democrazia e l`uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Chi non vuole anche in Italia una deriva alla Trump, con la magistratura delegittimata e messa sotto i piedi del potere politico ogni volta che esercita un controllo previsto dalla Costituzione, ha oggi una responsabilità precisa: difendere l`autonomia della giurisdizione e i contrappesi democratici».
Ci sono anche alcuni esponenti del centrosinistra per il Sì.
«Che la giustizia abbia bisogno di modifiche per migliorarla è fuori discussione. Ma bisogna farlo soprattutto attraverso assunzioni di personale e tempi certi per i processi che dovrebbero essere le priorità della politica. E invece assistiamo alla condizione disastrosa della giustizia con Nordio da tre anni e mezzo a guidare questo dicastero senza che si sia fatto un passo avanti. E così ci sono persone in buona fede che credono che questa sia la strada per migliorare la giustizia. Non è così anche se per carattere tendo a dare a tutti il beneficio della buona fede: ma noi dobbiamo migliorare la giustizia non peggiorarla. E si fa tutti assieme».
Come?
«Le riforme costituzionali si fanno non per indebolire o per regolare i conti con qualcuno. Guardi, se passa questa sciagurata riforma poi arriva un`altra faccia della stessa moneta: il premierato. Che nasconde sempre l`insofferenza contro i controlli di legalità. Noi pensiamo, che non debba esserci nessuna istituzione dello stato con poteri illimitati. E gli italiani l`hanno finalmente capito».
Alla vigilia delle amministrative, si discute di Campo largo a rischio in alcune realtà.
«Credo si chiuderanno gli accordi perché questo schema non è una formula elettorale ma un naturale processo politico che ha un modello in Campania: qui si è rafforzato il rapporto con M5S, Avs e le altre forze centriste. C`è stata una transizione politica intelligente tra De Luca e Fico: un`evoluzione politica e non una rottura. Del tuttO coerente con la strategia nazionale della segretaria Schlein. Ora bisogna continuare a coltivare questo patrimonio. Non solo in Regione ma a Napoli, capitale naturale del Mezzogiorno che ha ritrovato credibilità nazionale grazie a Gaetano Manfredi e al lavoro fatto sul risanamento dei conti, al lavoro fatto coni fondi del Pnrr ottenuti da Conte e al lavoro, che si deve continuare, sulla rigenerazione urbana e sulla bonifica di Bagnoli».