“Ci sono voti nei quali il Parlamento può fare qualcosa che resta oltre la contrapposizione di una giornata: riconoscere un interesse comune e assumersi insieme la responsabilità di proteggerlo. Il voto sulla legge sul cinema è uno di questi.
Rivendichiamo il valore della proposta a prima firma di Elly Schlein, il lavoro di Matteo Orfini, di Irene Manzi e dei colleghi della Camera, e riconoscendo il contributo delle altre forze politiche, delle Commissioni, dei relatori e del Governo alla costruzione di un testo condiviso.
Ed è importante che l’appello di Pupi Avati abbia trovato ascolto. E il mondo del cinema, che in questi anni ha espresso preoccupazioni profonde, può vedere oggi un Parlamento capace di ascoltare.
Lo spirito unitario che ci ha portato qui ora avrà valore se diventerà un metodo anche per il seguito: nell’attuazione, nelle risorse, nel confronto con chi questo settore lo fa vivere ogni giorno.
Il cinema ha accompagnato la formazione dell’Italia democratica. Ha portato nelle case del mondo le nostre città e le nostre periferie, la dignità e la fatica del lavoro, la libertà delle donne, le ingiustizie, le speranze delle generazioni.
Una cultura libera può turbare, contraddire, mettere in discussione convinzioni consolidate. Può mostrarci qualcosa che avremmo preferito ignorare.
Il compito delle istituzioni è rendere possibile quella libertà, anche quando ci mette a disagio.
È qui che si colloca il lavoro avviato dieci anni fa da Dario Franceschini con la legge 220 del 2016.
Quella riforma riconobbe in modo organico il cinema e l’audiovisivo come espressione artistica, industria, lavoro e interesse generale. Costruì un Fondo dedicato e un sistema di strumenti per sostenere investimenti, produzione, distribuzione, sale e nuovi talenti.
Fu una scelta di politica culturale e industriale: dare prospettiva a un settore che ha bisogno di tempo, competenze e fiducia.
La proposta a prima firma Schlein raccoglie questa responsabilità e la porta dentro un’altra stagione: quella delle piattaforme globali, della trasformazione digitale, dei nuovi modi di produrre e di vedere le immagini.
Quando diventa più facile generare immagini, diventa ancora più importante garantire la libertà degli sguardi.
Ricordando sempre che dietro un film ci sono persone: sceneggiatori, interpreti, registi, montatori, scenografi, costumisti, musicisti, tecnici del suono e della luce, maestranze, imprese artigiane.
E che una sala cinematografica è un’attività economica e un luogo della vita collettiva. In un quartiere, in una città di provincia, in un’area interna può essere uno dei pochi spazi in cui persone diverse si ritrovano per condividere un’esperienza.
Sappiamo che il voto di oggi non rende immediatamente operative tutte le misure. Occorreranno decreti, scelte attuative e risorse adeguate. Il Parlamento dovrà seguirne ogni passaggio.
L’approvazione di questo testo è importante ma ora le risorse dovranno sostenere gli obiettivi. La transizione alla nuova organizzazione dovrà garantire continuità. Le deleghe dovranno tradursi in risposte verificabili per imprese e lavoratori”. Così il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia commenta l’approvazione del ddl sul cinema.