“Ogni decreto di questo Governo diventa puntualmente l’occasione per infilare emendamenti che stravolgono le norme e colpiscono i diritti. Con l’emendamento presentato dal relatore di Fratelli d’Italia al decreto Ilva siamo di fronte a una vera e propria autorizzazione allo sfruttamento, in particolare dei più fragili e ricattabili.
Non solo il Governo continua a negare il salario minimo, ma ora vuole anche impedire ai lavoratori di ottenere giustizia. L’articolo 9-bis prevede l’intervento del giudice solo in caso di retribuzione “gravemente inadeguata”. Ma chi decide cosa si intende per “grave”? Aspettiamo che sia “gravemente” al di sotto della dignità o basta già non arrivare a fine mese? È un attacco diretto all’articolo 36 della Costituzione, scritto su misura per bloccare le sentenze che hanno dato ragione ai lavoratori. Inoltre, si impone di fare causa entro 180 giorni dalla messa in mora, cioè mentre si è ancora sotto contratto. Una pretesa irrealistica per chi è precario o teme ritorsioni. Questo emendamento è inaccettabile, incostituzionale, e indegno di un Paese che si definisce democratico. La maggioranza lo ritiri subito. A questo punto, la domanda è inevitabile: questo decreto serve davvero a sostenere i comparti produttivi o è solo un modo per legalizzare lo sfruttamento?”. Lo dichiara la senatrice del Pd Susanna Camusso.


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