Il Partito democratico chiede chiarezza su tempistiche e processi decisionali che hanno portato all`affidamento del terzo pilastro del Piano Casa alla società Add Capital, nonché sul coinvolgimento e sui poteri del fondo sovrano emiratino Mubadala.
«Occorre capire sulla base di quali processi decisionali e che cosa intenda fare il governo rispetto a una situazione che vede una parte di fondamentale importanza e di grande valenza pubblica del Piano Casa affidata a un soggetto partito molto prima dell`emanazione del decreto legge e che vede una presenza così determinante di un fondo sovrano straniero», spiega il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Pd e vicepresidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, firmatario di un`interrogazione per chiedere risposte all`esecutivo sull`avanzamento di uno dei punti chiave della politica edilizia nazionale.
Quali criticità avete rilevato nel progetto?
«Da un`inchiesta giornalistica pubblicata ad ottobre e dalle informazioni che abbiamo recuperato da fonti pubbliche emergono elementi preoccupanti su cui è necessaria la massima chiarezza da parte del governo. Innanzitutto sulla tempistica di costituzione della piattaforma Add Capital, che pare essere molto anteriore all`emanazione del decreto legge sul Piano Casa».
Ci sono altri nodi da chiarire?
«Quello che dovrebbe essere il terzo pilastro privato del piano di fatto ha raccolto capitali in prevalenza da soggetti pubblici: 425 milioni da Cdp, 600 milioni da Poste Italiane, soggetti, come noto, partecipati dallo Stato, oltre all`Istituto per il Credito Sportivo e Culturale e a 600 milioni dal fondo sovrano Mubadala. Quest`ultimo è uno strumento finanziario al servizio del governo di Abu Dhabi che ha acquisito il 15% del veicolo, con regole di governance che di fatto subordinano al voto di almeno il 90% del capitale le materie relative alla gestione strategica».
Cosa comporta concretamente questo assetto?
«Nell`unico strumento attualmente ammesso alla gestione del terzo pilastro del Piano Casa, il fondo sovrano di uno Stato estero ha potere di blocco e ha un ruolo determinante nella gestione strategica di un veicolo che, ricordo, ha raccolto 2,3 miliardi di euro e il cui programma di interventi di edilizia a Roma, Milano, Napoli e Genova è stato dichiarato dal governo di preminente interesse strategico nazionale. Vorrei ricordare che, per l`edilizia residenziale popolare, i soldi veri ammontano a 970 milioni. In pratica, il progetto che incanala il grosso delle risorse del Piano si regge su capitali di soggetti a controllo pubblico, di cui uno controllato da un governo straniero, affidati in assenza di qualsiasi procedura competitiva».
Cosa chiedete nello specifico al governo?
«Chiediamo al governo di fare trasparenza e di riconsiderare la scelta di affidare la realizzazione di una parte fondamentale del Piano Casa, il cosiddetto terzo pilastro, a questa società, Add Capital. Chiediamo inoltre sulla base di quale procedura, di quali criteri e di quale valutazione comparativa e competitiva Add Capital sia stata individuata come interlocutore privilegiato, arrivando a definire di preminente interesse strategico nazionale il programma presentato. Infine, chiediamo se l`esecutivo fosse a conoscenza delle prerogative riconosciute al fondo sovrano di Abu Dhabi all`interno della società. Si tratta, ripeto, dell`unico soggetto operativo al momento per il terzo pilastro del Piano Casa, e di fatto concede diritto di veto a un fondo sovrano controllato da uno Stato estero».


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