“Questo provvedimento presenta numerosi aspetti controversi. In primo luogo non determina regole eguali per tutti, tradendo quel concetto di eguaglianza che promuove l’articolo 3 della Costituzione. Sembra ritagliato sulle funzioni centrali, sui Ministeri, con un certo disinteresse nel valutare se la filosofia connessa al tema della performance possa essere o meno adattabile agli altri ambiti della pubblica amministrazione e alle diverse funzioni dirigenziali. E poi sembra di tornare indietro nel tempo nell’affrontare il tema delle carriere e delle performance. Si ignora, infatti, che nel frattempo le pubbliche amministrazioni sono state contrattualizzate, superando il periodo in cui lo status dei dirigenti, il trattamento retributivo e tutte le forme di premio o riconoscimento dipendevano dalla politica. Così facendo si rinnega quella terzietà della pubblica amministrazione che garantisce che la funzione delle pubbliche amministrazioni risponda al compito fondamentale, che è l’accesso dei cittadini ai diritti previsti dalla Costituzione. Inoltre il tema del merito viene affrontato in maniera assolutamente fuorviante ponendolo in relazione alle percentuali. Cosa porta a fare una relazione per cui, siccome è una valutazione della performance, può essere solo al 30 per cento e dentro quel 30 per cento solo il 20 possono essere le eccellenze? E se son 21? Stiamo tornando all’idea che bisogna non incentivare, motivare, favorire un lavoro cooperativo dentro cui, certo, c’è la valutazione anche delle singole performance, ma dobbiamo fare i buoni e cattivi”. Così la senatrice del Pd Susanna Camusso commenta l’approvazione del ddl sulla PA.


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