“Negli ultimi anni si è prodotta una
frattura profonda tra il mondo del lavoro e le forze
progressiste. Una frattura che nasce da crisi economiche
scaricate sulle persone, da salari fermi, da precarietà diffuse e
dalla sensazione, per troppi lavoratori e lavoratrici, di non
essere più visti né rappresentati. Per questo il Partito
Democratico ha rimesso il lavoro al centro della propria proposta
politica: non soltanto come tema programmatico, ma come
fondamento di un nuovo rapporto di fiducia con il Paese.
Oggi non basta parlare genericamente di occupazione. Bisogna
affrontare le forme concrete dello sfruttamento: il part-time
involontario che colpisce soprattutto le donne, il sistema degli
appalti che troppo spesso produce precarietà e compressione dei
diritti, il caporalato tradizionale e quello digitale che
colpisce i lavoratori delle piattaforme. Servono regole più
forti, salari più alti, maggiore trasparenza e una pubblica
amministrazione che utilizzi il proprio potere contrattuale per
premiare il lavoro di qualità e non chi compete abbassando tutele
e retribuzioni. Il problema dell’Italia non sono i lavoratori, ma
un modello produttivo che continua a puntare sul basso costo del
lavoro invece che su innovazione, investimenti e crescita della
qualità. Continuare a comprimere salari e diritti significa
indebolire ulteriormente il sistema economico e alimentare
disuguaglianze sempre più profonde. La sfida che abbiamo davanti
è chiara: restituire dignità al lavoro, contrastare ogni forma di
precarietà e ricostruire un legame credibile con lavoratrici e
lavoratori. Perché senza questo rapporto nessuna forza
progressista potrà guidare il cambiamento di cui il Paese ha
bisogno.” Così la senatrice del Pd, Susanna Camusso, intervenendo
al dibattito della Festa dell’Unità dal titolo “Abbattere lo
sfruttamento, lottare per l’emancipazione” con Tommaso Sasso,
Lorenzo Pacini, Silvia Uccella, Natale Di Cola e Federico Vinci.