Ricorda Pier Ferdinando Casini che, quando era presidente della Camera, espressione di una maggioranza di centrodestra, dichiarò pubblicamente di essere a favore dello ius soli.
«Nessuno, allora, lo considerò uno scandalo. Oggi, vent`anni dopo, non solo non abbiamo fatto né ius soli né ius scholae, ma abbiamo fatto diventare il tema della migrazione profondamente divisivo tra destra e sinistra. Una regressione causata dalla demagogia con cui si pretende di risolvere con ricette semplici problemi complessi».
I morti in mare, ha detto il Papa da Lampedusa, sono vittime di decisioni prese e di decisioni mancate…
«Il Papa ha confermato la linea che è l`essenza identitaria del papato, portata avanti prima di lui da Francesco, che non era in discontinuità coi predecessori: l`accoglienza è un fatto centrale per la Chiesa cattolica. Stupirsi significa non aver mai letto il Vangelo».
A chi erano dirette le parole del Papa? «Sono parole per tutti, è un messaggio universale diretto a credenti e non credenti. Nella sostanza, è un invito a fare attenzione al prossimo».
Non era un messaggio all`Europa?
«L`Europa dovrebbe ascoltarlo due volte, vista la strada di denatalità che abbiamo imboccato. Se l`Europa non lega il proprio destino ai nuovi europei, rischia uno squilibrio da cui sarà difficile uscire».
E invece si sta imponendo la parola d`ordine della remigrazione.
«Se si parla dei delinquenti è un conto. Ma se lo si vuole imporre come concetto ideologico, è contrario non solo ai nostri valori, ma anche ai nostri interessi».
Il sottosegretario Mantovano sostiene che proprio Meloni ha attirato l`attenzione dell`Europa sul tema delle migrazioni.
«Ma prima ha detto che le parole del Papa si ascoltano e non si commentano. Sarebbe giusto non piegarle a convenienze politiche, come invece fanno tutti».
Ma nelle parole di Prevost non c`è un rimprovero anche alle politiche del governo?
«Le parole del Papa sono state molto chiare. Dopodiché, appunto, non mi presto a piegarle a logiche politiche».
Il centrosinistra quale ricetta può proporre?
«Vede, su questo tema andiamo per stereotipi. Quello del centrodestra è quello securitario, la faccia feroce di chi promette il rispetto delle regole. Quello del centrosinistra punta sull`accoglienza e sembra un po` distratto sul rispetto della legalità. La realtà è che tra le due posizioni non c`è contrapposizione: l`accoglienza è indispensabile, e il rispetto delle norme non lo è meno. Il tema vero è un altro». Quale?
«È capire se escludendo favoriamo il rispetto delle regole oppure no. Io sono convinto che non è marginalizzando che si favorisce la legalità. Per questo credo che lo ius soli aiuterebbe a creare cittadini che costruiscono un destino condiviso pur nelle diversità».
Mentre chi ce l`ha, l`America, con Trump lo sta mettendo in discussione. In un Paese che, ha detto il Papa, proprio dagli immigrati è stato plasmato.
«A casa conservo una pergamena: è l`arrivo a Long Island di un transatlantico italiano nel 1903. A bordo c`era Romeo Vai, mio nonno materno, che andò negli Usa con nove fratelli. Come molti altri italiani, contribuirono con orgoglio al sogno americano. Lui tornò, alcuni suoi fratelli rimasero, sentendosi ormai cittadini statunitensi. Quando parliamo di immigrati, dovremmo pensare alla nostra storia, essere più generosi e meno spocchiosi. La maggioranza degli italiani non lo è: il problema è la propaganda di una politica che segue la rete e i follower».
A proposito di Trump: ha già cominciato a rimproverare gli europei per il loro contributo alla Nato. Cosa si aspetta dal vertice in Turchia?
«Trump è imprevedibile, potrebbe abbracciare la premier come offenderla di nuovo. Ma rimaniamo ai fatti».
Le nostre spese per la Nato?
«Gli europei devono fare camminare la Nato con le proprie gambe. Su questo Trump ha ragione: da anni ce lo hanno detto anche i presidenti americani precedenti, e noi abbiamo fatto finta di non sentire. Serve un po` di attività pedagogica come si faceva nella Prima Repubblica: occorre spiegare ai cittadini che le spese di sicurezza non sono alternative a sanità e scuola, perché senza sicurezza, sanità e scuola non esistono proprio».
Ma siamo in grado di raggiungere il 5 per cento di Pil in spese di difesa come promesso?
«L`impegno è gravoso, ma se vogliamo uscire da una situazione di minorità e garantire ai nostri figli di non diventare vassalli di qualche potere esterno, credo ci si debba ragionare. Dove, peraltro, difesa non vuol dire solo carrarmati, ma molto altro, dalla cybersicurezza al controllo delle reti ferroviarie. Su questo credo servirebbe un patto nazionale tra schieramenti».
Un patto per decidere cosa fare sul tema difesa che impegni chiunque vinca le prossime elezioni?
«Esatto: non sarebbe un compromesso di basso livello, ma un impegno alto. Tanto più necessario perché riguarda impegni che non possiamo rimangiarci a ogni cambio di governo».
Pensa che dovremmo prendere anche i fondi Safe?
«Ci penserei due volte prima di rifiutarli. Ma anche questa decisione dovrebbe far parte di un patto che impegni le forze a livello bipartisan».
Ma sulle spese militari nemmeno gli schieramenti al loro interno sono d`accordo…
«Il fatto che sia molto difficile non significa che non sia la cosa giusta da fare. Chi ha più esperienza e meno interessi contingenti ha il dovere di un supplemento di sincerità».