“Mi sto chiedendo perché il
legislatore – che siamo noi – insiste a presentare, con norme
irragionevoli, provvedimenti che saranno inevitabilmente al
vaglio della Corte costituzionale e, come tali, respinti. Questo
determinerà un pregiudizio e un indebolimento della credibilità
delle istituzioni parlamentari”. Lo ha detto in aula al SENATO
Pier Ferdinando Casini (Pd) nel corso dell’esame della legge
elettorale chiedendo “un supplemento di riflessione, non
offensivo per nessuno” sulla questione della raccolta firme per i
partiti che sono fuori dal Parlamento che la maggioranza ha
innalzato a 6mila per collegio.
“Quando il modo è eccessivo non è più un provvedimento
ragionevole per evitare una dispersione o certi elementi anche
pittoreschi, ma diventa una cosa semplicemente
anticostituzionale, che, come tale, sarà inevitabilmente cassato.
Noi ci scanniamo da una parte e dall’altra, e ci sarà qualcuno
che compirà un ruolo di supplenza del Parlamento”, ha concluso.
Rispetto al giudizio negativo della Consulta prospettato da
Casini, il presidente del SENATO Ignazio La Russa è intervenuto
sulle parole del SENATORE chiedendogli: “Sicuro?”