“Dopo 43 anni di vita parlamentare sento come non mai attuali le parole di Churchill ‘la storia non sarà gentile con coloro che non hanno lottato per la libertà’. La nostra libertà, il banco di prova cui siamo chiamati noi oggi è l’Ucraina, la necessità di garantire con la sua difesa il diritto internazionale violato da Putin ed assicurare una prospettiva di pace. L’Ucraina non si vende, si difende. A questo principio dal 2022 si sono ispirati i governi della Repubblica italiana. Recentemente vedo affiorare pericolosi cedimenti, sentimenti di acquiescenza con l’aggressore, sovranismi filo russi. Confido rimangano minoritari”. Lo ha detto il senatore del Pd Pier Ferdinando Casini, intervenendo in Aula.
“Ciò che capita in questa parte di Europa – ha continuato il senatore Casini – dimostra che per quanto disorientante sia la crisi dell’occidente, i valori fondanti delle democrazie liberali sono capaci di resistenze imprevedibili. Il disimpegno americano deve spingere l’Europa a prendere in mano il proprio destino, a trasformare i problemi in opportunità. Non possiamo continuare a non assumerci responsabilità. Oggi non ci sono più vie di fuga, occorre recuperare il ruolo pedagogico della politica e spiegare agli italiani che serve la politica di difesa europea, non per offendere qualcuno ma per garantire ai nostri figli di non essere sudditi di alcun potere esterno. Le minacce militari, economiche, politiche possono essere affrontate solo con una rinnovata fede europea. Per questo vorrei vedere il governo sempre più convinto di implementare la cooperazione rafforzata, superare diritto di veto e chiedere di più e di meglio all’Europa”.
“Essere amici di Israele e averlo nel nostro dna – ha poi detto Casini – non può consentirci complicità con un governo composto da folli. E non possiamo concentrarci a descrivere sanzioni nei confronti dei coloni violenti. I coloni sono di per sé illegali, perché nella prospettiva ‘due popoli, due stati’ la Cisgiordania è in territorio palestinese. Cosa aspettiamo a sanzionare i coloni anche da soli? Per dissociare il nostro destino non da Israele, ma da un governo che sta compromettendo la causa ebraica nel mondo”.


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