«Tutti i discorsi lasciano il tempo che trovano: con Trump non serve né la seduzione né la condanna. L`unica cosa che serve all`Europa è attrezzarsi e agire», consiglia Pier Ferdinando Casini, senatore eletto da indipendente nel Pd ed ex presidente della Camera.
Agire andando verso un`Europa a più velocità, come suggerisce Prodi, chi va avanti decide e gli altri si arrangino?
«È impossibile non essere d`accordo. Se siamo uniti siamo forti, e, come diceva De Gasperi, se saremo forti saremo liberi. La storia stessa dimostra che le maggiori conquiste, come l`euro, si sono fatte a velocità diverse. Chi è europeista sa che questa è l`unica strada, chi non concorda non vuole rafforzare l`Europa».
La premier Meloni non la vuole rafforzare? Lei è contraria a togliere il diritto di veto e la regola dell`unanimità.
«Giorgia Meloni ha fatto in Parlamento un`affermazione su cui siamo tutti d`accordo: voglio un`Europa – ha detto – che faccia meno cose e le faccia meglio. Ha ragione: la Ue si occupa di troppi argomenti col risultato di essere inefficiente e lenta. Ma questa premessa viene contraddetta dalla sua difesa del diritto di veto e dell`unanimità: per consentire all`Unione di muoversi in modo più veloce ed efficiente, occorre darle più capacità decisionale. Anche nel centrodestra la pensa così il Ppe, e lo stesso ministro Tajani».
Perché invece Meloni vuole l`unanimità? Lei dice che così si difende meglio l`interesse nazionale.
«Arriverà anche lei a cambiare idea, ha bisogno dei suoi tempi. È chiaro che la nostra premier è spiazzata da Trump».
Anche lei ha difficoltà a gestire la sua imprevedibilità?
«Vede, è come il muro di Berlino: il suo crollo più dei comunisti travolse i democristiani, che da quel momento in poi persero la loro capacità di attrazione. Trump è il muro di Berlino di Meloni, che sta colpendo più lei degli avversari. Con Biden aveva trovato la sua dimensione, un buon rapporto con gli Stati Uniti che le consentiva di continuare ad essere la rappresentante principale del fronte conservatore. Poi l`elezione di Trump è stata la variabile indipendente».
Condivide l`opinione di Prodi di un`ambiguità della premier tra America e Europa?
«Condivido l`opinione di Prodi, ma io sono all`opposizione: se anche Meloni condividesse le stesse idee non saremmo in schieramenti diversi. Mi sforzo di capire pragmaticamente il suo atteggiamento».
E come lo interpreta?
«In questi mesi Meloni si è mossa tra compiacimento a Trump e dissociazioni: da una parte il discorso un po` ridicolo sul Nobel, dall`altra la solidarietà all`Ucraina, la firma di un documento per la Groenlandia, la difesa dei nostri militari in Afghanistan, che avrei solo voluto sentire un po` prima. Però so che è troppo avveduta per non sapere che col cuore possiamo stare dove vogliamo, ma con il portafoglio siamo in Europa, e gli interessi nostri e delle nostre aziende sono qui».
A chi le chiede una presa di distanza dall`America, Meloni risponde: cosa dovrei fare, assaltare i McDonalds?
«È evidente che la premier fa finta di non capire e estremizza. Sa bene cosa le chiedono le opposizioni, ma non ha interesse a dare una risposta. Io penso che se la deriva trumpiana continuerà, il presidente americano rischia davvero di essere la pietra d`inciampo di Meloni. E prima o poi anche lei dovrà dissociarsi: qualche segnale, appunto, lo ha già dato».
Che impressione le fanno gli agenti dell`Ice in Italia per le Olimpiadi?
«Che capi di Stato o il vicepresidente americano arrivino scortati dai propri servizi è una consuetudine consolidata, naturalmente sta poi alle nostre forze dell`ordine evitare che debordino. Francamente, però, mi farebbe più piacere che l`Ice restasse a casa sua».
Il rapporto con Trump e la politica estera in generale rischia di essere un problema anche all`interno della maggioranza?
«Chi semina vento raccoglie tempesta, e in questo caso la tempesta ha il nome di Roberto Vannacci. Il problema emergente è lui: se veramente costruirà il suo partito, rischia di portare via voti importanti alla maggioranza».
Un`occasione per lo schieramento di centrosinistra: a proposito, a che punto sono i lavori per l`alternativa?
«Guardi, non partecipo ai lavori in corso. Ma un`osservazione penso possa essere utile: chi si propone di governare non può solo costruire un cartello di No. L`alternativa, se vuole essere credibile, deve sciogliere nodi importanti come quello della politica estera. Questo è un problema che nel tempo che stiamo vivendo viene prima dell`eterno gioco dei nomi».


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