Una sinistra vera deve accogliere le sollecitazioni del nuovo Pontefice
Una cosa è predicare, altra governare». La frase rivolta da Fabrizio Cicchitto e tanti altri a papa Francesco, dopo la sua visita a Lampedusa, la straordinaria testimonianza portata agli immigrati e tesa a scuotere anche i nostri sentimenti, reca in sé una visione datata dei rapporti tra politica e religioni. Intendiamoci: la consuetudine sta ancora dalla parte di Cicchitto e riguarda credenti e non credenti. Si può vivere il cristianesimo andando a messa, ricevendo i sacramenti, separandolo da ogni coerenza con i comportamenti della vita quotidiana. Del resto la perfezione non è di questo mondo e la doppiezza è una concessione che si può fare alle contraddizioni della modernità. Anche i laici diversamente credenti accettano spesso l`esistenza di questi due piani, nel cristianesimo e in ogni religione: da un lato l`annuncio generale di principi di fede, dall`altro la loro irrilevanza nell`esistenza di ogni giorno. Magari poi gli stessi chiedono coerenza a giorni alterni: sulle povertà, per la pace, i diritti umani.
Il tema riguarda principalmente l`Occidente: è qui da noi che, per contrapposte responsabilità, secolarizzazione e laicità sono state vissute non come ridefinizione dei confini tra stato, politica e religioni, ma come un`espulsione delle fedi religiose dalla società. La fede è consegnata alla coscienza degli individui, senza cittadinanza pubblica.
L`Enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI, i gesti e le scelte di forte contenuto simbolico di papa Francesco mettono in discussione il quieto vivere fondato su questa separazione non tra diversi poteri, ma tra le nostre convinzioni e il nostro agire.
 Al centro di tutto sono la persona – ogni persona – e la sua dignità: lo sviluppo deve avere finalità sociali e ambientali, perché tra le persone e i popoli deve prevalere la fraternità e il nostro pianeta è un bene da valorizzare e conservare per noi e per le generazioni che verranno; l`indifferenza nei confronti degli altri non è una virtù ma una cecità che produce imbarbarimento e caduta dei valori umani.
Il papa ci sta dicendo questo e lo sta dicendo a tutti: sollecita la Chiesa a cambiare, sulla base del Concilio Vaticano II. Chiede ai credenti di non avere paura, di non adagiarsi in conformismi, di stare nella società degli uomini non nascondendo ma vivendo la loro fede nella ricerca costante di una coerenza di comportamenti. Questo forte impulso fatto di gesti, parole, azioni mette in crisi anche un modo di fare politica: quello che pretende di vivere alla giornata, con la saggezza accattivante del pragmatismo, di una concretezza non illuminata dal riferimento ai valori.
Questa politica è incapace di appassionare, di fare anche sognare: non va al di là di orizzonti di un localismo egoistico, diverso dall`ancoraggio ad un territorio, ad una comunità, dai quali guardare il mondo e misurarsi con esso. È una politica che non sa universalizzare i diritti, costruire una cittadinanza non imprigionata nello ius soli; dare all`economia, alla finanza, alla scienza la misura della persona; costruire una democrazia che non illanguidisca all`interno delle nazioni, ma sappia darsi istituzioni sovranazionali.
La politica si riduce a tecnica, accetta la rassegnazione dello stato di cose esistente, non si propone un progetto che cambi la società con la non violenza, la giustizia e la fraternità. Per questo oggi a molti, la politica appare lontana, priva di senso, sorda alle speranze ed alle sofferenze. Per questo separando il ‘praticare dal governare’, i valori dai comportamenti, ci si può dire di sinistra e stare a destra o viceversa. Ci si può dichiarare cristiani ed essere ostili agli immigrati, insensibili al disagio sociale, chiusi all`uguaglianza delle opportunità di vita. Papa Francesco contribuisce a demolire vecchi cardini e a indicare nuovi orizzonti. Una sinistra vera, anzi una politica degna di questo nome, dovrebbe non applaudire o scandalizzarsi, ma accogliere queste sollecitazioni, scuotersi dall`apatia, dalla miseria di ambizioni personali al servizio di niente oltre sé stessi, e muoversi con slancio verso nuove frontiere, imparando a costruire – perché questo è il suo compito – le vie che ne aprono gli accessi.

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