“Questa discussione che stiamo facendo, che può sembrare inutile, è un’occasione mancata, è davvero non voler affrontare i reali problemi dell’Archivio di Stato e del sistema archivistico. Perché fuori di qui ci sono gli studenti che chiedono più diritto allo studio e investimenti, fuori di qui ci sono gli agricoltori e gli autotrasportatori che protestano, c’è un Paese che non sta bene per il carovita e per i diritti che diminuiscono. E fuori di qui ci sono anche gli archivisti, che da più di un anno aspettano le date di un concorso bandito e non ancora svolto. Nella nominazione di ‘Archivio centrale’ non c’è un difetto di patriottismo, come forse pensa chi ha voluto il cambiamento di nome, ma c’è una motivazione che riguarda la funzione e che non era una scelta di scarso valore. L’Archivio centrale dello Stato, fondato nel 1875, aveva un riconoscimento anche nel fatto di essere guidato da un Sovrintendente, figura di prima fascia. Invece ora la nuova nominazione si accompagna a un declassamento: avrà un direttore, figura di seconda fascia, con un ddl che non stanzia nuove risorse e non affronta i problemi concreti del sistema dell’Archivio di Stato, tra cui la questione della carenza di personale e dell’aggiornamento ai nuovi sistemi digitali. Noi votiamo contro”. Lo ha detto in Aula in dichiarazione di voto la senatrice Cecilia D’Elia, capogruppo del Pd nella Commissione Cultura, che ha aggiunto: “E poi vien da dire, ma con chi la maggioranza ha discusso questa scelta? Perché ci risulta che in una lettera l’Anai, associazione nazionale archivistica italiana e l’Aidusa, l’associazione italiana dei docenti universitari di scienze archivistiche hanno dato parere negativo e sollevato le questioni di fondo come la necessità di riforme strutturali del settore archivistico”.
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