Alla Leopolda Graziano Delrio è di casa. Al punto che a lui e a Marianna Madia, anche lei una ex del governo Renzi, viene concessa una passerella d`onore insieme ai due capigruppo di Italia Viva, Maria Elena Boschi e Davide Faraone. Applausi e sorrisi, abbracci e battute, come se gli anni non fossero passati, come le strade non si fossero mai separate. «Torno volentieri, qui ci sono tanti amici – dice Delrio a La Stampa- mi sembra una Leopolda più matura rispetto al passato, meno frenetica, con maggiore spazio per il confronto nel merito delle questioni».
Tornare da “esterno”, da esponente del Pd targato Schlein, non cambia l`approccio: «Credo sia giusto portare il mio contributo in uno spazio culturale libero come questo – spiega – è importante andare ovunque si riesca a produrre un pensiero resistente rispetto a questo vento di destra».
Un impegno diventato ancora più forte da quando l`ex sottosegretario di Renzi a Palazzo Chigi ha fondato “Comunità democratica”, associazione culturale che si rivolge alla galassia degli ex popolari e dei cattolici dem. Lui ha pungolato più volte Elly Schlein sulla necessità di «parlare anche a mondi lontani da lei» e ora guarda con favore al progetto di Casa Riformista lanciato da Renzi. Perché «a livello aritmetico Matteo ha senz`altro ragione: Pd, M5s e Avs non bastano per vincere, i numeri non sono opinioni». Dunque, c`è un pezzo di elettorato da intercettare, con cui recuperare sintonia: «Dobbiamo ricordarci che metà degli elettori non va a votare e, quindi, bisogna trovare la chiave per coinvolgerli – ragiona Delrio – servono proposte concrete da offrire».
Non entra nel merito di quelle illustrate da Renzi alla Leopolda, ad esempio la “star tax”, il taglio delle tasse per under 30 e under 40, ma il punto è che, per raggiungere l`obiettivo, «serve il lavoro di tutti». Tradotto: ben venga il contributo di Casa Riformista, ma non in sostituzione del Pd, perché «io vorrei che anche il Pd arasse quel campo». Il campo dei moderati, dei cattolici, del ceto medio, dei lavoratori autonomi. No alla “teoria Franceschini”, insomma, secondo la quale al Pd di Schlein, ormai troppo spostato a sinistra, conviene appaltare il dialogo con quella fetta di elettori alla “quarta gamba” centrista. «Noi dobbiamo essere capaci di seminare speranze e di guidare la costruzione di una vera proposta di governo – avverte – per questo penso sia ora di aprire un tavolo di coalizione, è necessario iniziare a parlare al Paese in modo credibile». Dopo il suo intervento dal palco, Delrio resta qualche minuto in fondo alla platea, un po` in disparte, a seguire il seguito del programma leopoldino. Qualcuno, tra gli iscritti renziani, si avvicina per salutarlo e complimentarsi per il discorso. Durante il quale ha approfondito il senso della proposta che serve all`Italia: «Non riguarda solo l`economia, non riguarda solo le infrastrutture sociali – spiega -. Dobbiamo dire alla gente che proponiamo delle infrastrutture morali, che tengono insieme questo Paese». A questo proposito, il senatore dem vede il rischio che «Meloni ci porti via la fede avverte -. Ovunque nel mondo la destra usa la religione per giustificare il potere politico, la premier vuole trasformare Fratelli d`Italia in un partito cristianamente ispirato. La sfida è non permettere che ci venga instillata una religione dell`odio e del nemico».


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