Come dice la segretaria, l`unità del centrosinistra è indispensabile ma non basta per vincere», concorda l`ex ministro Graziano Delrio. «Serve qualcosa in più, che vada oltre i programmi tecnici. E dare messaggi chiari, inclusivi rispetto ad ampi settori della società che non vanno regalati alla destra. C`è tempo, non sprechiamolo», rilancia: «Mettiamo giù un progetto per il Paese».
Cosa serve, oltre i programmi?
«Bisogna chiedersi perché la destra sa parlare alla pancia e all`emotività del Paese. Le proposte su sanità o welfare sono importanti, ma non è che Trump vince perché ha ricette migliori sulla protezione sociale, anzi smantella l`Obamacare: non è più solo una sfida fra soluzioni tecniche, ma culturale. Le persone hanno bisogno di legami. E la religione è il legame per eccellenza, i cui simboli vengono usati dai nazionalisti come collante, a servizio di un progetto politico. Era già accaduto negli anni ‘30, quando le parole di Mussolini e Hitler diventavano riti e gli slogan fede. È quanto stan facendo Trump e i suoi emuli per istillare odio».
E questo cosa c`entra con la costruzione della vostra coalizione?
«Nel mondo, Italia compresa, stiamo perdendo il contributo specifico dato dai cristiani del Dopoguerra che lottarono perché ci fosse uno spazio di laicità dentro lo Stato e dentro la politica. Erano costruttori di amicizia sociale, civile e di pace. Noi dobbiamo far capire che la politica non è solo tecnica, ma infrastruttura morale. Chi dice che l`odio per l`avversario politico o lo straniero è legittimo va smascherato: il cristianesimo include, è attenzione verso i più deboli, non li ritiene vittime incolpevoli della storia. E bisogna difendere alcuni principi non negoziabili: le istituzioni non sono proprietà di chi vince le elezioni».
Allora quale dovrebbe essere il progetto dei progressisti?
«Sia ideale che concreto. Abbiamo il dovere di metterci intorno a un tavolo per dire cosa vogliamo fare per la crescita, l`equità sociale, il posizionamento internazionale. Non è pensabile essere contrari all`ingresso nell`Ue dell`Ucraina. Esiste una faglia fra europeisti e anti-europeisti. Non è pensabile rincorrere il riarmo nazionale senza indicare un obiettivo di alto livello com`è il disarmo. Il nostro messaggio deve essere armonizzato, limpido, arrivare diritto alla pancia e alla testa degli elettori».
I partiti del centrosinistra sono divisi su questi temi. Come si fa?
«Il cantiere del centrosinistra è ancora da aprire. Si parla molto di aritmetica, di radicalità, ma la questione vera è riuscire a entrare non tanto al centro geometrico fra destra e sinistra, ma stare al centro dei problemi che hanno i cittadini comuni, quelli che portano avanti il Paese. Per esempio, il salario minimo serve, ma il dramma sono i bassi salari percepiti dagli italiani. Vogliamo spiegargli come faremo a impedire al ceto medio di impoverirsi?».
A proposito di centro che al campo largo manca, il braccio destro di Schlein oggi ha detto che non serve per vincere.
«Non capisco. Se il criterio è la vittoria alle elezioni, significa che dobbiamo inseguire Trump, l`Afd tedesca? Il loro disprezzo per gli avversari e le istituzioni? Si deve avere l`ambizione di parlare a tutti, di capire — come diceva Gramsci — “il mare aperto della storia, quello di un mondo grande, terribile e complicato”, assumendo la complessità della società che è fatta di varie categorie: dai giovani che emigrano all`estero agli anziani che hanno pensioni da fame. Ciò vuol dire perdere l`identità? Non mi sembra. Vince chi sa mettere insieme tutte queste cose, offrendo una visione chiara dell`Italia. Stare al centro non significa essere moderati, significa affrontare le questioni centrali del Paese. C`è un quarto di contribuenti che sostiene il peso fiscale per tutti: ragioniamo anche con quel quarto lì, o no?».
Il Pd è diventato troppo radicale?
«Il Pd ha sempre avuto una sua identità ed era inclusiva, aspirava a rappresentare ampi strati della società. Anche Prodi aveva una sua identità, ma sapeva aggregare».
Schlein, in nome dell`unità, è diventata subalterna ai 5Stelle?
«Io ho scritto il programma del Conte2 insieme al M5S. Ho le prove che si può fare».
Non andrà pure individuata una leadership della coalizione?
«Non mi pare urgente. Più urgente è definire i messaggi-chiave da dare insieme al Paese. Non cadiamo nella trappola del leader con funzioni salvifiche che è della destra. Vanno prima risolti i temi della proposta».
Il 24 ottobre sarà a Milano, alla riunione della minoranza?
«Sono felice di partecipare, con le mie idee, a un appuntamento per discutere su come difendere il welfare con la crescita. È un contributo alla costruzione di quel progetto di centrosinistra che ha bisogno di essere in campo».
Non certificherà la nascita di una opposizione alla segreteria Schlein?
«Sarà l`esemplificazione di una sensibilità diversa. Ma non c`è polemica verso la segretaria. Lo spirito è costruttivo. Vogliamo anche noi battere la destra. E per farlo c`è bisogno di tutti».