Graziano Delrio, secondo lei il Parlamento italiano dovrebbe dire un sì unanime al piano per la pace di Trump per il Medio Oriente?
«Si, ci sono vari motivi per andare in questa direzione. Il primo è che l`emergenza vera dei popoli palestinese e israeliano è la pace, chiunque la porti. Un partito come il nostro che vuole la pace non può farsi sfuggire occasioni irripetibili che vanno appoggiate con tutta la forza della diplomazia italiana perché prevedono il cessate il fuoco. Il secondo è politico».
Cioè, cosa intende dire?
«Questo piano di pace, pur con tutte le sue contraddizioni, avrà delle conseguenze. Gli estremisti fanatici e criminali al governo di Israele, Smotrich e Ben-Gvir, sono contrari e quindi se il piano di pace diventasse operativo il governo cadrebbe. Questo sarebbe un successo politico per tutta l`opposizione israeliana che sta da anni manifestando nelle piazze e sarebbe anche un grande successo per
le madri degli ostaggi che ho incontrato a Tel Aviv e Gerusalemme. Insomma, un successo umanitario e un successo politico».
Le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni sulla Flotilla hanno irrigidito le opposizioni?
«Certamente le parole di Giorgia Meloni non hanno aiutato, ma se si vuole una convergenza bisogna anche essere disposti a pagare dei prezzi. A me non sfugge che ci sia un elemento strumentale nelle affermazioni della presidente del Consiglio, ma stiamo paragonando una nuvola con un temporale. La guerra, la sofferenza indicibile di Gaza è il temporale e fermarla vale anche il peso di sopportare una qualche nuvoletta di Meloni. C`è qualcosa di più grande in questa partita e credo che anche il governo lo sappia. La proposta iniziale di Calenda a me sembrava molto semplice e anche intelligente: si poteva convergere tutti su un testo stringato sull`appoggio al piano di pace».
Potreste invece andare ad astensioni incrociate, per non dare l`impressione di un Parlamento spaccato in un frangente come questo…
«Anche questa è una strada. Le differenze tra noi e loro restano ma è importante che sia scritto e chiaro che entrambi lavoriamo per il piano americano e che questo è il mandato del Parlamento tutto. E il fatto che il governo riconosca ora la Palestina lo considero un successo delle piazze ma anche dell`azione del Pd e della segretaria che ha sempre avuto una posizione molto chiara su questo. Dovremmo rivendicare questo successo».
Delrio, lei è stato per tanto tempo sindaco di Reggio Emilia, che impressione le hanno fatto le affermazioni di Francesca Albanese che ha esaltato il ruolo di Hamas e ripreso il sindaco Marco Massari?
«Il sindaco di Reggio Emilia ha detto il minimo, e, cioè, che gli ostaggi vanno liberati e lei lo ha rimproverato aspramente facendo delle dichiarazioni di una gravità inaudita.
Il 7 ottobre ha rappresentato una ferita inimmaginabile per Israele e per gli ebrei della diaspora. Non va derubricato a semplice atto di terrorismo è uno choc collettivo come quello dei pogrom e della Shoah. E la signora Albanese in sostanza ha detto che Hamas svolge un ruolo storico perché è riuscito a riportare la Palestina al centro della discussione. Una cosa pazzesca: io sto con Abu Mazen e i vertici arabi e dell`Autorità palestinese che dicono che Hamas è il peggior nemico del popolo di Gaza».
Il clima, anche in Italia, sembrerebbe peggiorare.
«Sono molto preoccupato. Si deve stare vicino ad entrambi i popoli. I veri colpevoli sono quelli al governo israeliano non gli ebrei della diaspora, non gli israeliani. Non per niente la sindaca di Parigi Hidalgo ha fatto mettere la bandiera israeliana al fianco di quella palestinese sulla Torre Eiffel. E i sindaci italiani dovrebbero fare lo stesso per aiutare a ridurre l`odio e la radicalizzazione».


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