La procedura d’infrazione UE contesta anzitutto il requisito dei due anni di residenza per il richiedente, contenuto nella legge delega. Diversamente da quanto affermano, la contestazione si riferisce anzitutto all’esigenza di rispettare pari condizioni tra i cittadini comunitari. Come dire: un italiano che si trasferisce in Germania non aspetta due anni per ottenere l’assegno unico tedesco.
Anche la seconda contestazione, relativa al previsto obbligo per il richiedente di essere residente e domiciliato con i figli a carico in Italia, è stata rappresentata soprattutto per garantire pari opportunità tra i cittadini comunitari.
Si pensi ad esempio a tutti i lavoratori comunitari transfrontalieri, che risiedono in Italia ma hanno famiglia e figli oltre confine. In questo caso non hanno oggi diritto all’Assegno unico per i loro figli.
Serve ricordare che queste due restrizioni furono quelle espressamente chieste e ottenute dalle destre, come condizione per dare un voto favorevole alla Legge, che fu approvata all’unanimità.
La questione dei presunti vantaggi per i lavoratori extracomunitari, avanzata da Meloni e Roccella, c’entra assai poco. Basti ricordare che gli assegni familiari venivano già loro riconosciuti, senza le due condizioni che ora sono contestate dall’Unione Europea.
Come al solito, per nascondere i loro fallimenti (avevano promesso di aumentare le dotazioni per l’Assegno unico, ma hanno solo riconosciuto l’inflazione), attivano la propaganda.
Lo dichiarano Stefano Lepri e Graziano Delrio, promotori della legge.