“La proposta avanzata dal Ministro Calderoli sul taglio e il declassamento dei comuni al di sotto dei 600 metri di altitudine ha aperto un grande dibattito pubblico e una forte polemica nel Paese, che considero più che fondata. L’idea di definire come montani esclusivamente i comuni sopra una soglia altimetrica rigida, escludendo ogni altro criterio e parametro di valutazione, è un errore grave e miope.
La legge sulla montagna non può ridursi a un numero. Così facendo si rischia di indebolire con un tratto di penna territori che già oggi fanno i conti con fragilità, marginalità sociale ed economica. Una scelta che rimetterebbe in discussione risorse strategiche fondamentali per questi comuni: dalla sanità alle infrastrutture, dai fondi per la residenzialità agli investimenti sul digitale, dai contributi per l’attrazione di nuove imprese alla defiscalizzazione di attività produttive.
È una proposta che dimostra, da un lato, la disattenzione di questo Governo verso le aree interne e, dall’altro, rappresenta una decisione legislativa che rischieremo di pagare nei prossimi anni, indebolendo ulteriormente zone del Paese già molto deboli, che rappresentano circa i due terzi del territorio nazionale.
In Abruzzo gli effetti sarebbero particolarmente gravi. Per questo sento il dovere di sostenere con convinzione le proteste e le prese di posizione di sindaci, amministratori e amministratrici che in questi giorni stanno facendo sentire la loro voce contro una proposta sbagliata. È una battaglia di buon senso e di giustizia territoriale che combatteremo in Parlamento, per difendere le comunità e il futuro delle nostre aree interne”. Così in una nota il senatore e tesoriere nazionale del PD Michele Fina.


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