“Dopo 15 anni di sottofinanziamento, i 6,3 miliardi in più previsti in manovra non bastano neppure a coprire i fabbisogni minimi del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Il dato che emerge: nel 2026 scenderemo al 6,1% del PIL, lontanissimi dagli standard europei e perfino sotto il livello del 2023, quando eravamo al 6,4%. Come ci ricordano oggi sul Corriere Milena Gabanelli e Simona Ravizza, i fondi non colmano né il gap salariale dei medici – tra i più bassi dell’Ocse – né la carenza di 60.000 infermieri, né la voragine che pesa sui bilanci regionali, alcune con buchi oltre i 200 milioni l’anno”. Lo dice Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori PD.

“Finché non riportiamo la spesa sanitaria strutturalmente almeno al 7% del PIL, non avremo né le risorse per pagare adeguatamente i professionisti, né la capacità di ridare fiato ai reparti, né la possibilità di ridurre liste d’attesa che costringono i cittadini – uno su dieci, come ricorda l’articolo – a rinunciare a curarsi. Il Paese ha bisogno di un cambio di paradigma, non qualche toppa, non piccoli aggiustamenti, ma riforme strutturali che rimettano al centro universalismo, equità di accesso e attrattività delle professioni sanitarie”, conclude Lorenzin.


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