“In Italia le persone con Parkinson sono oltre 300 mila, con un’incidenza in crescita e un numero sempre maggiore di casi a esordio precoce, anche sotto i 50 anni. È una malattia complessa, che può iniziare anni prima dei sintomi più evidenti e che, se non intercettata per tempo, evolve in disabilità progressiva, con possibili disturbi cognitivi e un impatto molto pesante sulla qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie”. Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vice presidente dei senatori Pd, in occasione della Giornata mondiale del Parkinson.

“Oggi la vera sfida è anticipare la diagnosi riconoscendo i campanelli d’allarme precoci, dai disturbi del sonno alle alterazioni dell’olfatto, fino ai primi cambiamenti motori, e intervenire prima – aggiunge Lorenzin – La ricerca negli ultimi anni ha fatto passi importanti. Biomarcatori, nuove tecnologie diagnostiche, approcci personalizzati stanno aprendo una fase nuova, in cui possiamo cambiare il decorso della malattia e non limitarci a gestirne le conseguenze”

“Ma innovazione e conoscenza non bastano se restano confinate nei centri di eccellenza. Serve una presa in carico strutturata e continua, lungo tutta la filiera territoriale: accesso uniforme ai farmaci, riabilitazione motoria, logopedia, supporto neuropsicologico, assistenza domiciliare e sostegno concreto ai caregiver, che ancora oggi sostengono la parte più pesante del percorso di cura – incalza la senatrice dem – Il Parkinson deve diventare una priorità stabile della sanità pubblica. Le Case della Comunità avranno senso solo se saranno in grado di seguire davvero la cronicità neurologica complessa, riducendo le disuguaglianze territoriali e garantendo équipe multidisciplinari, percorsi chiari e continuità assistenziale”

“La buona notizia è che oggi abbiamo più strumenti di ieri: conosciamo meglio la malattia, abbiamo terapie più efficaci, e la ricerca sta accelerando. La responsabilità della politica è trasformare questi progressi in diritti concreti e accessibili per tutti. Perché il Parkinson non è una sfida che si può affrontare da soli. Ma è una sfida che, insieme, con diagnosi precoce, innovazione e un sistema di cura all’altezza, possiamo affrontare meglio, e con più speranza”, conclude Lorenzin.


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