“Le dure contestazioni che ha ricevuto ieri la ministra Bernini, e soprattutto il modo scomposto con cui ha risposto ai ragazzi, dimostrano che gli aspiranti medici hanno toccato il nervo scoperto del fallimento della riforma dell’accesso a Medicina. Il semestre aperto sta facendo emergere tutti i limiti già preannunciati da tempo”. Lo scrive in una nota Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori Pd.
“Con la produzione di tassi di idoneità così bassi – prosegue Lorenzin – c’è il rischio di non coprire neanche i 19.000 posti programmati nelle università pubbliche (sul totale di 24.000 disponibili) nonostante gli oltre 54 mila iscritti – prosegue la senatrice dem -. A questo punto, è sotto gli occhi di tutti che il nuovo modello di accesso non garantisce una selezione coerente con il fabbisogno del Servizio sanitario nazionale e rischia il paradosso di avere meno idonei dei posti disponibili e, certamente, l’idea che sta circolando di far accedere al secondo semestre anche coloro che non hanno superato gli esami o addirittura innovare in corso d’opera la legge con una terza prova, certifica il fallimento dell’intero iter. Ciliegina sulla torta resta la disparità di accesso tra le università pubbliche e quelle private a due anni di distanza dalla riforma, con queste ultime che arrivano addirittura a pubblicizzare su media nazionali l’accesso ‘certo a Medicina’ con test d’ingresso che si svolgono in prossimità delle prove degli esami negli Atenei pubblici. Come a dire: se non riesci ad entrare lì, c’è un posto sicuro qui a pagamento. Un fallimento preannunciato che grava sugli studenti, le famiglie, le università e a ricasco sul SSN”, conclude Lorenzin.


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