Simona Malpezzi, senatrice dem, ieri sul palco di Napoli si è riunito il «campo stretto», Pd, M5S, Avs. È rimasta fuori Italia viva di Renzi, ha senso?
«No, non ha senso. Ma alla fine non sarà così». Cosa vuole dire? «Ritengo che la foto nel ristorante di Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni ha senso soltanto se è un fotogramma. Si deve costruire un film in cui ci sono tanti attori protagonisti». Altrimenti? «Non si va da nessuna parte».
Quali sono gli attori di questo film?
«Partiamo dalla foto nel ristorante. Poi ci deve essere Matteo Renzi e tutti gi altri che vogliono rappresentare il centro. Fermo restando che un centro già c`è».
Ovvero?
«Il Partito democratico è il centrosinistra ed è per questo che il centro non deve essere appaltato all`esterno. Il Pd deve avere un pluralismo vissuto e manifesto in cui gli elettori possano riconoscersi». D`accordo. Però si parlava degli altri attori del film…
«Tutte le voci del centro, i movimenti da Onorato a Ruffini, Spadafora. Mondi che si vogliono riconoscere nel centro sinistra. E tanto più la coalizione risulta equilibrata e più ha possibilità espansive».
A chi altro pensa si possa espandere?
«Ad Azione di Carlo Calenda».
Dice?
«Se la coalizione si riequilibra al centro, Calenda può trovare uno spazio dove riconoscersi. Ed è così che si può espandere anche l`elettorato. Ma non solo».
Cos`altro serve?
«Costruire un tavolo per scrivere il programma. Devono esserci tutti».
Intanto a Napoli ci sono soltanto Pd, M5S e Avs. E presto ci sarà un`altra riunione riservata a questi tre partiti…
«Credo che il percorso di espansione non sia così immediato. Giuseppe Conte lo ha detto chiaramente, ha chiesto un po` di tempo per convincere i suoi. Però sono ottimista».
Sui Cinque Stelle?
«Anche. I sondaggi dicono che gli elettori continuerebbero a votare Cinque Stelle anche a fronte di un`alleanza un po` più vasta. Poi i protagonisti della foto hanno già detto di non bastare a loro stessi».
Lei ieri a Napoli non c`era.
«I parlamentari hanno Aula e Commissioni. Non è necessario che ci siano sempre tutti».