“Quando parliamo dell’ex Ilva di Taranto parliamo di una crisi profonda che ha radici lontane, ma che nell’ultimo triennio è precipitata per l’incapacità dell’esecutivo di costruire una strategia vera, coerente e lungimirante.
ll futuro del più grande polo italiano dell’acciaio, dalle cui sorti dipende anche il nuovo Piano siderurgico nazionale, è, purtroppo, ancora tutto da scrivere.
Nel luglio 2025, ci ritroviamo ancora una volta qui a discutere del rischio chiusura.
A cosa sono serviti questi due anni e mezzo di interventi normativi? A ben poco, se non a peggiorare la situazione. Il Governo ha scelto la strada del rinvio, dell’opacità, del prendere tempo. E, scelta ancor più miope, è stato cancellato un miliardo di euro del PNRR destinato alla decarbonizzazione.
Una perdita secca per la città di Taranto, che vede sfumare una straordinaria occasione di riconversione ambientale e industriale.
C’è poi il tema dell’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, una procedura che si è trascinata per un anno, e che nei giorni scorsi è stata approvata senza l’Accordo di Programma, contro il parere degli enti locali e in violazione delle sentenze europee.
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ci ha infatti condannati per la mancata valutazione preventiva dell’impatto sanitario.
Nel frattempo, dopo mesi di silenzio, il governo torna a parlare di Accordo di Programma. Un’idea che noi abbiamo proposto con insistenza per anni: un patto vincolante tra Governo, enti locali e parti sociali per rilanciare Taranto in modo sostenibile. Ma, per due anni, è stato ignorato. E ora il governo lo trasforma in un aut aut: o si firma o si chiude. Peccato che la bozza presentata sia stata giudicata inaccettabile dagli stessi enti locali, di ogni appartenenza politica.
Il Partito Democratico ha presentato emendamenti concreti, responsabili, volti a migliorare questo decreto: dall’aumento delle risorse per la sicurezza degli impianti all’istituzione di un fondo per la manutenzione degli altoforni; dal ripristino dell’idrogeno verde per il preridotto rimosso da questo Governo alle garanzie occupazionali nei bandi per i nuovi investitori. Tutte proposte respinte, senza un confronto di merito.
La verità è che la vicenda dell’ex Ilva è il simbolo del fallimento del Governo nel campo delle politiche industriali. Questo fallimento ha un nome e cognome, ed è quello del ministro Urso.
È la prova della totale assenza di una strategia nazionale. E tale mancanza sta arrecando un danno irreparabile al nostro patrimonio industriale e produttivo. A guidare ogni passo del Governo sembrano essere davvero due parole: improvvisazione e approssimazione”. Così il senatore del Pd Andrea Martella in dichiarazione di voto a Palazzo Madama.