“L’audizione della Fondazione Gimbe
al Senato ha messo a nudo la natura profonda dell’autonomia
differenziata di Giorgia Meloni e Roberto Calderoli:
un’operazione politica che usa la sanità come merce di scambio
in un Paese sempre più diseguale. Trasferire nuovi poteri senza
aver prima definito e finanziato i Lep o aver misurato
puntualmente e in modo indipendente, come chiesto dalla Corte
costituzionale, gli effetti su accesso alle cure ed equità,
significa consegnare alle Regioni più forti gli strumenti per
diventare ancora più forti, e lasciare le altre sempre più
indietro”. Lo afferma in una nota il senatore dem Marco Meloni .
“È evidente che il Mezzogiorno e le Isole avvertono e
avvertiranno sempre di più il peso del sottofinanziamento
cronico del sistema salute. Il fatto che regioni diverse come
Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria – spiega – , che
presentano situazioni dissimili per quanto riguarda l’attrazione
di pazienti e i livelli di assistenza erogati, vengano trattate
allo stesso modo, è emblematico poiché mostra il pressappochismo
con cui questo governo tratta il diritto alla salute e a
ricevere prestazioni adeguate. Il rischio denunciato da Gimbe è
esattamente questo: non solo ampliare le diseguaglianze
nell’accesso alle cure, ma legittimarle per legge, trasformando
un diritto costituzionale in un privilegio per chi vive in
alcune Regioni e per chi può permettersi di emigrare per curarsi
o di pagare per la sanità privata. E dunque, scegliere chi avrà
diritto a curarsi e chi no”.
“Il Partito Democratico, a questa deriva che spacca l’Italia,
si è opposto fin da subito, perché garantire che i livelli
essenziali di prestazione siano uguali per ogni persona che
vive nel nostro Paese è una priorità non rimandabile.
Continueremo a farlo – conclude -, perché siamo convinti che
l’uguaglianza di tutte e tutti di fronte al bisogno di salute
sia un punto cardine dell’essere cittadine e cittadini del
nostro Paese fissato in modo chiaro e definitivo dalla Carta
costituzionale”.


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