“Prendiamo atto
positivamente della nota diffusa dall’Istat rispetto a
quanto riportato oggi da ‘Il Giornale’ in merito a presunte
pressioni del presidente Chelli sui tecnici dell’Istituto.
Una smentita era assolutamente doverosa”, dichiara Antonio
Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale
del Partito democratico e vicepresidente della commissione
Bilancio del Senato. “Detto questo, la vicenda offre
l’occasione per ribadire un principio che non puo’ essere
dato per scontato: l’indipendenza dell’Istat non e’ un
dettaglio procedurale, e’ un pilastro dell’architettura
istituzionale del Paese. Un istituto di statistica nazionale
che non sia pienamente autonomo da qualsiasi condizionamento
politico cessa di svolgere la propria funzione e perde la
ragione stessa della propria esistenza”, spiega. “Questo
vale sempre, ma vale in modo particolare in una fase come
quella attuale, in cui l’Italia si trova sottoposta alla
procedura per disavanzo eccessivo da parte dell’Unione
europea. In questo contesto, la certificazione dei dati di
finanza pubblica da parte dell’Istat non e’ un atto tecnico
di routine: e’ un atto che determina la traiettoria del
Paese nei confronti delle istituzioni europee, la sua
credibilita’ sui mercati finanziari internazionali, le
condizioni a cui potra’ accedere a risorse e flessibilita’
di bilancio. Qualsiasi ombra sull’attendibilita’ di quei
dati avrebbe conseguenze gravissime. L’indipendenza
dell’Istat deve essere garantita non solo nei fatti, ma
anche nella percezione pubblica. Le istituzioni statistiche
guadagnano autorevolezza nel tempo, attraverso rigore,
trasparenza e impermeabilita’ alle pressioni di qualsiasi
natura. E’ un patrimonio collettivo che va custodito con la
massima cura, da parte di tutti – governo, Parlamento e
vertici dell’Istituto stesso. La vigilanza su questo fronte
non deve mai abbassarsi”, conclude.


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