“Il mercato dell’auto cresce, ma è
una ripresa fragile che non supera i nostri problemi strutturali.
La crisi non è solo italiana: è europea”. Cosìm Antonio Misiani,
responsabile Economia e Finanze nella segreteria nazionale del
Partito Democratico, intervenendo al convegno “Automotive:
governare la transizione, difendere il lavoro”, organizzato a
Torino dal Forum Industria del PD. “Nei primi cinque mesi
dell’anno – ha osservato – il mercato è in ripresa ma la quota
delle auto elettriche è meno della metà della media europea.
Torna ad aumentare anche la produzione ma è un rimbalzo dopo il
crollo degli ultimi anni: nel 2025 Stellantis ha prodotto in
Italia circa 380mila veicoli, il minimo dal 1955 e oltre metà dei
lavoratori è sotto ammortizzatori sociali. È il paradosso
italiano: restiamo un grande mercato, il terzo nella UE, ma non
siamo quasi più un Paese che produce. In due anni siamo scesi dal
6° al 10° posto in Europa, sotto il Portogallo”.
(segue) 2- Auto, Misiani (Pd): crisi strutturale, serve Piano per rilancio settore -2-
Milano, 29 giu. (askanews) – “Alcuni annunci nel nuovo piano
industriale di Stellantis sono apprezzabili, ma vanno verificati
fino in fondo: troppe volte nel passato – avverte Misiani – gli
impegni dell’azienda sono rimasti lettera morta. Preoccupano
inoltre le due grandi incognite di Cassino e Termoli. E non è un
dramma solo nostro. Pochi giorni fa Volkswagen, il primo
costruttore del continente, ha annunciato tagli fino a 100mila
posti e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. La crisi
del gruppo di Wolfsburg – ha aggiunto l’esponente dem – spiega
meglio di tante analisi la portata del problema. E mentre Meloni
faceva la sua battaglia ideologica contro il Green Deal, in casa
tagliava il Fondo automotive da 8,7 a 1,2 miliardi, l’80% in
meno. Possono convocare tutti i tavoli che vogliono, ma sono
nozze con i fichi secchi. La verità – ha rimarcato – è che la
scelta non è tra ambiente e lavoro, la decarbonizzazione è
imprescindibile. La vera scelta è se subire la transizione o
governarla: chi la subisce perde entrambe le cose”.
Misiani ha quindi indicato le proposte del PD per un Piano per
l’automotive: “Sul fronte nazionale serve il ripristino di un
Fondo pluriennale e un accordo Stato-Stellantis con impegni
vincolanti su produzione, occupazione e ricerca; nessun euro
pubblico senza condizionalità, non ci servono
fabbriche-cacciavite”, e un ruolo attivo dello Stato per attrarre
nuovi produttori, anche cinesi: a condizioni precise e negoziate
dal governo. L’Italia – ha evidenziato Misiani – non può stare a
guardare mentre Spagna e Ungheria intercettano questi
investimenti. E ancora, servono almeno due gigafactory per le
batterie, perché senza batterie rimarremo ai margini
dell’automotive del futuro; la valorizzazione della
componentistica da protagonista e non da junior partner; e poi il
sostegno alla domanda con leasing sociale, il potenziamento della
rete di ricarica, una ‘cassa per la transizione’ e una cabina di
regia a Palazzo Chigi.
“Il percorso verso il 2035 va reso più flessibile – ha spiegato
Misiani parlando di regole europee – perché gli scenari del 2019
sono cambiati, ma va soprattutto accompagnato da una vera
strategia industriale e da un Fondo europeo finanziato con debito
comune. Serve un compromesso ragionevole ma evitando il rischio
di indebolire le ragioni per investire in Europa in elettrico e
batterie. Flessibilità sì, dunque, ma non al prezzo di smontare
l’unica scommessa industriale che può tenere in Europa le
fabbriche di domani. Il PD c’è, non da spettatore ma con proposte
– ha concluso – con l’obiettivo di tornare a essere tra i grandi
produttori, non solo un mercato per gli altri”.