“È urgente ragionare sul futuro e le prospettive dell’ex Ilva e, in particolare, dello stabilimento di Taranto. Ricordo che lo stabilimento in passato aveva una potenzialità di produzione fino a 8 milioni di tonnellate; quest’anno scenderà a 3 milioni di tonnellate.
Come è noto, c’è una presenza dello Stato e una presenza di un azionista privato, ma tutti i progetti che darebbero prospettive sia all’impianto sia al territorio (penso al tema della decarbonizzazione, dell’elettrificazione della produzione, della produzione di direct reduced iron), tutte queste prospettive sono avvolte nella più totale incertezza. Nel frattempo c’è una situazione di emergenza che riguarda le forniture di gas, che a fine ottobre si interromperanno.
L’azienda, stando alle dichiarazioni del presidente Bernabè, audito ieri presso la Commissione attività produttive della Camera, non ha le risorse per garantire la continuità produttiva – perché di questo stiamo parlando – di un impianto che dà lavoro a migliaia di occupati, da cui dipende il resto del gruppo e una parte molto importante del sistema manifatturiero italiano.
A questo punto, stante la gravità della situazione che mette a rischio migliaia di posti di lavoro diretti e dell’indotto, le prospettive di quell’impianto, di quelli di Genova, di un intero territorio che dipende in misura significativa dalle prospettive industriali dell’ex Ilva, chiediamo che il Governo si assuma fino in fondo le proprie responsabilità.
C’era la prospettiva di un passaggio in maggioranza dell’azionista pubblico, che sembrerebbe essere stato abbandonato. Noi vogliamo capire dal ministro Urso, nell’Aula del Senato, cosa ha intenzione di fare il Governo per le prospettive industriali della ex Ilva di Taranto e degli altri stabilimenti del gruppo in Italia; cosa ha intenzione di fare il Governo per garantire la compatibilità ambientale della produzione siderurgica nell’area di Taranto, la continuità dei progetti di decarbonizzazione, che richiedono ingenti risorse pubbliche, la continuità di una grande realtà produttiva del Paese che non può essere abbandonata al proprio destino”. Così il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Pd intervenuto nell’aula i Palazzo Madama.


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