“La decisione di UniCredit di ritirare l’offerta pubblica su Banco BPM è la conseguenza diretta della forzatura compiuta dal governo attraverso il ricorso strumentale alla golden power. Un intervento che ha creato incertezza e ostacolato una normale operazione di mercato, salvo poi essere smentito nei fatti prima dal TAR e, soprattutto, dalla Commissione europea.
Siamo di fronte all’ennesima conferma dell’approccio fortemente invasivo del governo Meloni, che in questi mesi non ha esitato a ostacolare con un uso strumentale e immotivato del golden power una operazione considerata politicamente sgradita come quella promossa da UniCredit e al tempo stesso a sostenere, alterando le regole del diritto societario e facendo leva sulla propria partecipazione in MPS, le iniziative di soggetti ritenuti ‘amici’, come l’offerta pubblica su Mediobanca, funzionale ad assumere il controllo di Generali. Il tutto nella totale assenza di un confronto trasparente sul futuro del sistema bancario italiano, più volte da noi sollecitato, nelle sedi istituzionali, a partire dal Parlamento.
Invece di concentrarsi sul rilancio del credito alle imprese – che negli ultimi tre anni è calato di oltre il 10%, e addirittura di quasi il 22% per le piccole imprese – e su un vero progetto di politica industriale del settore bancario in un quadro europeo, Palazzo Chigi e il MEF stanno svolgendo un ruolo del tutto improprio di co-regia occulta nella ridefinizione degli equilibri del sistema finanziario nazionale. Una regia che risponde a logiche puramente di potere, non certo a una visione industriale e strategica delle singole operazioni. Torneremo a sollecitare alla premier e al ministro dell’economia e delle finanze un netto cambio di rotta. Serve più trasparenza, più rispetto delle regole del mercato e più attenzione alle persone vere priorità dell’economia italiana”. Così in una nota Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd.