“I dati diffusi oggi dalla Fondazione
GIMBE sono drammatici e certificano il definanziamento della
sanità pubblica da parte del governo Meloni. Nel 2024 l’Italia ha
speso per la sanità solo il 6,3% del PIL, ben al di sotto della
media OCSE (7,1%) e di quella europea (6,9%). La spesa pro-capite
si ferma a 3.835 dollari, contro i 4.689 della media europea: un
divario di 43 miliardi di euro che colloca il nostro Paese al 14°
posto tra i 27 Stati UE e all’ultimo posto tra quelli del G7”.
Così Antonio MISIANI (Pd), vicepresidente commissione Bilancio.
“Questi numeri- spiega- hanno un significato concreto per i
cittadini: liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso,
decine di migliaia di medici di base e infermieri che mancano,
disuguaglianze territoriali in aumento. Non a caso, nel 2024
quasi 6 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a cure e
prestazioni sanitarie perché non se le sono potute permettere.
Il governo Meloni, invece di invertire la rotta, ha scelto di non
rafforzare in modo strutturale il Servizio sanitario nazionale,
limitandosi a rincorrere emergenze e tappare falle con risorse
insufficienti. Nel 2025 il fondo sanitario nazionale in rapporto
al PIL è sceso al minimo dal 2010. È una strategia miope che
rischia di minare uno dei pilastri della nostra democrazia: il
diritto alla salute sancito dalla Costituzione.
Il Partito Democratico chiede con forza che nella prossima legge
di bilancio venga avviato un piano straordinario di
rifinanziamento della sanità pubblica, accompagnato da riforme
strutturali capaci di rafforzare la medicina territoriale,
investire nel personale sanitario, ridurre le disuguaglianze
regionali e restituire forza e dignità al SSN”.
“La salute- conclude MISIANI- non può essere terreno di
scontro politico né materia di propaganda. È un investimento
strategico sul futuro del Paese: se non la dotiamo oggi delle
risorse finanziarie e umane di cui ha bisogno, pagheremo domani
con più disuguaglianze e meno crescita”.