“Il Rapporto di Previsione Primavera
2026 di Confindustria conferma la gravità degli effetti economici
della guerra contro l’Iran e la necessità di un cambio di passo
nelle risposte a livello nazionale e europeo. Gli scenari del
Centro Studi parlano chiaro: se il conflitto in Iran si prolunga
fino all’estate il PIL italiano va in stagnazione; se dura fino a
fine anno entriamo in recessione (-0,7%), con inflazione in forte
crescita e tassi BCE che potrebbero salire in misura rilevante.
L’Italia, ricorda Confindustria, è tra i paesi europei più
esposti all’aumento dei costi energetici. Di fronte a uno shock
di questa portata, i provvedimenti spot su accise e carburanti
varati dal governo sono del tutto inadeguati. Servono risposte
più incisive a livello nazionale e un’azione coordinata a livello
europeo per proteggere il più possibile le famiglie e le imprese
dalle conseguenze della crisi. Il rapporto affronta con dati
impietosi anche il tema della fuga dall’Italia dei giovani
qualificati: negli ultimi cinque anni oltre 190mila ragazze e
ragazzi italiani hanno lasciato il Paese, quasi la metà con un
titolo universitario. Solo il 67,6% dei nostri laureati trova
lavoro entro tre anni dal termine degli studi, contro l’81% della
media Eurozona e il 90,4% della Germania. È una perdita di
capitale umano che indebolisce strutturalmente la capacità
produttiva del Paese. Serve una strategia nazionale per
riconoscere ai giovani il diritto di rimanere e favorire il
rientro di chi è partito. Tutti – istituzioni, imprese, sistema
formativo – devono fare la propria parte”. Così in una nota
Antonio Misiani, responsabile economia nella segreteria Nazionale
del Partito democratico.