“Se vince il No al referendum non si
ferma solo una cattiva riforma della giustizia. Si incrina
l’intero disegno politico del governo MELONI. Autonomia
differenziata, premierato, compressione dei controlli di
legalità: non sono riforme isolate. Sono pezzi dello stesso
progetto che punta a concentrare il potere, a indebolire i
contrappesi, a svuotare la Costituzione dall’interno”. Così in
una nota Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria
nazionale del PD. “È il disegno di una destra che si riconosce
nei modelli di Donald Trump e dei leader nazionalisti che stanno
mettendo in discussione i pilastri delle democrazie liberali. Il
loro obiettivo – aggiunge – non è riformare le istituzioni per
renderle più giuste o più efficienti. Il loro obiettivo è
scardinare l’equilibrio democratico costruito dopo la Seconda
guerra mondiale. Quelle democrazie nate dalle macerie del
conflitto, fondate sulla separazione dei poteri, sui diritti
fondamentali, sul pluralismo e sul ruolo del diritto
internazionale. Per questo la battaglia che abbiamo davanti
riguarda il modello di democrazia che vogliamo difendere oggi.
Il vero obiettivo è politico: il doppio Csm, l’alta corte
disciplinare, la possibilità di mettere sotto pressione
l’autonomia della magistratura. In altre parole: costruire un
sistema in cui il potere esecutivo possa incidere su chi deve
controllarlo. Questa è la posta in gioco del referendum sulla
separazione delle carriere: è una scelta sul futuro della nostra
democrazia. Se vince il No si incrina anche il patto che tiene
insieme la maggioranza: autonomia differenziata da una parte,
premierato dall’altra”.


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