“È positivo che Governo e maggioranza abbiano accolto alcune proposte delle opposizioni ma ciò non toglie che attorno a noi ci siano grandi turbolenze geopolitiche e una nuova ondata protezionista, nubi nere che condizionano la nostra economia”. Lo ha detto in dichiarazione di voto sul Documento programmatico di finanza pubblica 2025 il senatore e responsabile economico del Pd Antonio Misiani. “In questo scenario – ha aggiunto il parlamentare dem – il nostro Paese presenta fragilità profonde. L’economia è ferma, il PIL ristagna, la produzione industriale langue, i dazi introdotti dall’amministrazione Trump danneggeranno l’export. l’Italia lavora di più, produce un po’ più di prima ma guadagna di meno, un paradosso che si traduce in un aumento delle disuguaglianze. Sul fronte della finanza pubblica è vero che il deficit è migliorato e lo spread è sceso. Ma a che prezzo? Una pressione fiscale record nel 2025, al 42,7 per cento del PIL, il fondo sanitario nazionale ai minimi dal 2010 in rapporto al PIL e siamo ultimi nei Paesi OCSE per le spese sull’istruzione. Per non parlare dei tantissimi studenti costretti ad andare all’estero. Transizione 5.0, che avrebbe dovuto rilanciare la competitività del nostro sistema produttivo, è fallita. L’Italia è un grande Paese, ha potenzialità per tornare a correre, ma non può permettersi di galleggiare. Per ripartire, bisogna cambiare radicalmente le priorità economiche. Sul lavoro – ha detto ancora il senatore Pd – serve un vero salario minimo per chi oggi è sfruttato, un piano serio contro la precarietà e un grande investimento nella formazione. Occorre sterilizzare il fiscal drag e ridisegnare il sistema fiscale per premiare non rendita ed evasione ma chi lavora davvero”. “Se vogliamo crescere, dobbiamo pensare alle grandi reti, alle infrastrutture, a incentivi stabili e mirati alla transizione ecologica e digitale. Con spazi di bilancio così limitati, è cruciale mobilitare gli investitori istituzionali. Sui servizi essenziali, la priorità vada al rifinanziamento di sanità, scuola, trasporti e casa. I rating che contano davvero per le famiglie e le imprese italiane non sono quelli di Fitch, ma quelli di salari, pensioni, carrello della spesa, liste d’attesa negli ospedali, livello delle tasse e lavoro stabile e ben retribuito. È su questo che il Governo deve dare risposte. È tempo che l’Italia scelga davvero una strategia all’altezza delle sfide che abbiamo di fronte”, ha concluso Misiani.
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