Antonio Misiani, senatore e responsabile Economia del Pd, come giudica la manovra appena varata dal governo?
«È la più piatta e rinunciataria degli ultimi anni, privilegia l`austerità senza un barlume di strategia per lo sviluppo. Non si parla di dazi o di costi dell`energia. L`impatto è zero sui consumi e il Pil e negativo sugli investimenti».
I conti in ordine non sono un valore per la nostra affidabilità a livello internazionale?
«Ridurre il deficit non basta, se rimaniamo intrappolati nella stagnazione. Così il debito difficilmente scende. Il governo finora ha vissuto di rendita grazie al Pnrr, senza il quale saremmo in recessione. E non ha una strategia per il futuro, quando le risorse Ue non ci saranno più».
C`era il modo per rendere la manovra un po` più corposa?
«Con interventi più incisivi sulla revisione della spesa, l`evasione fiscale e la base imponibile Irpef gli spazi sarebbero aumentati. Si poteva agire sui sussidi ambientalmente dannosi e sul riordino degli incentivi alle imprese. Certo, queste misure costano voti».
Il governo sceglie di chiedere i soldi alle banche, fa bene?
«È una vicenda gestita male. Non c`è alcuna tassa sugli extraprofitti, ma un contributo “volontario”. Una sorta di tassazione “à là carte” per una singola categoria. Ho due domande. Che certezza ci sarà di queste entrate nel bilancio dello Stato? E, se le banche pagheranno, che garanzie ci sono che il contributo non verrà scaricato sui correntisti?».
Però i soldi serviranno per tagliare l`Irpef al ceto medio, un bene no?
«Sostenere il ceto medio è necessario. Ma per il taglio Irpef ci sono 2,8 miliardi annui, mentre con il fiscal drag gli italiani hanno pagato 25 miliardi di tasse in più. E poi a cosa serve un mini sconto fiscale se poi bisogna pagarsi le cure nella sanità privata?».
Ecco, la sanità. Meloni ha annunciato migliaia di assunzioni tra infermieri e medici e aumenti di stipendio.
Lo stanziamento è molto lontano dai bisogni reali: nei prossimi tre anni ci saranno 10 mila assunzioni in meno del previsto e molte regioni stanno aumentando l`addizionale Irpef. Gli italiani continueranno a sbattere sulle liste d`attesa e molti rinunceranno a curarsi».
E la detassazione degli aumenti per i rinnovi contrattuali e dello stipendio sul lavoro notturno e festivo?
«Tutto quello che aumenta le buste paga va bene, ma questi sono solo pannicelli caldi. In compenso, il governo ha affossato il salario minimo e non fa nulla per garantire veramente l`equo compenso agli autonomi. Servirebbe un intervento strutturale per sterilizzare il drenaggio fiscale e restituire ai lavoratori i 25 miliardi di cui parlavo».
Le pensioni?
«Dovevano smontare la riforma Fornero, invece l`età pensionabile aumenterà per tutti, tranne che per pochi».
Avete criticato l`assenza di politiche industriali ma ci sono 8 miliardi per le imprese.
«Confindustria chiedeva 8 miliardi all`anno per tre anni, non 8 in totale. Gli incentivi servono, ma le politiche industriali sono la Cenerentola di questa manovra».
Il problema è che bisogna accantonare risorse per le spese militari?
«Solo nel 2026 serviranno tre miliardi e mezzo in più, a causa dell`accordo Nato con cui i governi europei – con la Meloni in prima fila – si sono piegati ai diktat di Trump. Sono più soldi di quelli messi per sanità e Irpef. E rischiano pure di essere spesi male, in assenza di una vera difesa europea».


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