Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, considera l`accordo firmato da Ursula von der Leyen «un cedimento totale» a Trump, un danno gigantesco alle imprese e ai lavoratori italiani a cui il governo deve venire subito in soccorso.
Quanto siglato in Scozia è una resa senza condizioni oppure von der Leyen non poteva strappare di più?
«È un accordo capestro, con una tariffa molto superiore al livello a cui si puntava inizialmente, senza alcuna reciprocità, perché i dazi europei sulle merci americane rimarranno a zero, mentre le merci europee pagheranno tariffe de115%».
Ai dazi va aggiunta anche la svalutazione del dollaro…
«La caduta di valore della moneta statunitense ha raggiunto il 13% da quando si è insediato Trump, quindi abbiamo una perdita di competitività dei prodotti europei negli Stati Uniti che si avvicina al 30%». Acciaio e alluminio restano tassati al 50%, mentre la farmaceutica è esclusa dal patto. Che significa?
«Per la farmaceutica vedremo se ci saranno dazi specifici e quanto saranno, ma ricordo che il presidente di Farmindustria ha quantificato in due miliardi e mezzo i danni per l`Italia con i dazi al 15%».
E poi ci sono gli impegni che l`Europa avrebbe assunto: 750 miliardi di dollari di acquisti energetici, 600 miliardi di investimenti negli Stati Uniti e gli acquisti di armi in ambito Nato. Un grande affare per gli Usa?
«Non c`è dubbio, compreremo più gas liquido americano a caro prezzo e i soldi dei contribuenti europei e italiani verranno utilizzati non per la scuola e la sanità, ma per spese militari aggiuntive che serviranno a comprare armi dagli Stati Uniti».
Quale sarà l`impatto sull`Italia?
«Il contraccolpo sarà molto duro. È stato lo stesso ministro Giorgetti a definire “insostenibili” dei dazi superiori al 10%. Ora li abbiamo al 15% e rischiano di saltare migliaia di imprese e più di centomila posti di lavoro».
Eppure nella maggioranza, a partire dalla premier, esprimono soddisfazione. Il governo ha una responsabilità nell`esito del negoziato?
«Quello che è accaduto è innanzitutto colpa dei sovranisti, che teorizzano il protezionismo. I sovranisti italiani sono tra quelli che hanno più spinto l`Unione europea verso una linea morbida che si è rivelata un grave errore e ha messo von der Leyen con le spalle al muro».
Il governo che deve fare?
«Questo è il momento che il governo si svegli e metta in campo un piano di sostegno. Quello annunciato ad aprile è scomparso dai radar. Se rimangono con le mani in mano, un`economia che già si stava fermando sprofonderà nella recessione. Non ce lo possiamo permettere».
A livello europeo si può fare ancora qualcosa?
«Temo che i buoi siano usciti dalla stalla». Quindi, come reagire? «È necessario accelerare la firma di nuovi accordi commerciali con altre aree del mondo, a partire dal Mercosur. Ma soprattutto dobbiamo puntare molto di più sulla domanda interna, con scelte precise per quanto riguarda il mercato unico e, in Italia, la questione salariale, le politiche di redistribuzione, il rilancio dei consumi e degli investimenti a livello nazionale. Ma su questo il governo è all`anno zero».