‘La buona politica risolve i problemi, i muri servono allo scaricabarile’
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In questi giorni, alcuni parlamentari e europarlamentari Pd si sono recati in Ungheria per verificare la situazione dei migranti, soprattutto nelle zone di confine. Da diverse settimane l’Ungheria è sotto i riflettori per la scelta del presidente Orban di costruire un muro di circa duecento chilometri, per respingere i migranti in arrivo dai Balcani.

La delegazione Pd, composta dai senatori Roberto Cociancich e Mauro Del Barba, dalle deputate Laura Garavini, Sandra Zampa e dagli eurodeputati Silvia Costa, Flavio Zanonato, nella giornata di ieri si è recata dapprima al confine tra Ungheria ed Austria, ad Hegyeshalom e nel pomeriggio sul confine tra Ungheria e Croazia, a Beremend.
A seguito degli incontri hanno dichiarato “la politica dello scaricabarile del Governo ungherese sui rifugiati è inaccettabile e sta aggiungendo difficoltà e sofferenze inutili in una situazione al limite che, con l’arrivo dell’inverno e l’esaurimento delle scorte delle Ong, rischia di peggiorare nelle prossime settimane”.
“La barriera di filo spinato sul confine tra Serbia e Ungheria – hanno detto – ha semplicemente allungato il viaggio dei rifugiati, che devono passare attraverso i campi minati croati, e hanno reso più difficile il lavoro di assistenza delle organizzazioni umanitarie. L’affermazione del premier Viktor Orban di rispettare le normative europee non corrisponde alla realtà: i rifugiati che entrano dalla Croazia vengono semplicemente caricati sui treni e fatti scendere a Hegyeshalom, a tre chilometri dal confine austriaco di Nickelsdorf, dove le persone devono continuare a piedi. Questa mattina a Hegeyeshalom sono arrivate già 1600 persone con un treno e in giornata si attendono altri dieci treni. Con le nuove leggi volute da Orban i volontari possono soccorrere i feriti solo quando sono segnalati dalle forze dell’ordine e la Croce Rossa Ungherese lamenta che il Governo ungherese non vuole dare le risorse per permettere di acquistare le attrezzature per l’inverno. Le autorità austriache invece stanno lavorando bene per gestire i flussi, ma c’è il rischio che la chiusura del confine tra Ungheria e Crozia provochi un altro dirottamento dei rifugiati verso la Slovenia e questo, insieme all’abbassamento delle temperature, rischia di peggiorare la situazione radicalmente nelle prossime settimane. L’Unione europea deve vigilare sul rispetto dei diritti umani”.

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