“Questa destra è capace di mobilitare maggioranza e Governo giorno e notte, sabato e domenica compresi, quando si tratta di riscrivere le regole elettorali e consolidare il proprio potere. Ma quando il Parlamento chiede conto dei fallimenti su lavoro, salari, sicurezza e sanità, improvvisamente sparisce la stessa urgenza. Mentre a Montecitorio si annunciano sedute straordinarie e maratone parlamentari per modificare la legge elettorale, la Ministra del Lavoro si sottrae al confronto con il Parlamento su un decreto Primo Maggio che, dopo il passaggio alla Camera, è stato ulteriormente peggiorato ed è ormai contestato da sindacati, imprese, associazioni e operatori del settore. Le opposizioni hanno chiesto semplicemente un’audizione per comprendere le ragioni delle modifiche introdotte e valutarne gli effetti sul mondo del lavoro. La risposta della maggioranza è stata un rifiuto.
Siamo di fronte a un fatto politicamente e istituzionalmente gravissimo. Il Governo considera il Parlamento un intralcio quando deve rendere conto delle proprie scelte agli italiani, ma pretende di trasformarlo in una caserma quando si tratta di cambiare le regole della democrazia. È una concezione proprietaria delle istituzioni che non possiamo accettare.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato e persino offensivo in tutto questo. Per il lavoro, per i salari che non crescono, per la precarietà, per gli infortuni e per le difficoltà di milioni di famiglie non c’è mai tempo. Per una legge elettorale pensata esclusivamente nell’interesse della maggioranza, invece, si è pronti a lavorare senza sosta.
La verità è ormai evidente: la priorità di questa destra non è risolvere i problemi del Paese ma conservare il potere. E più passano i giorni, più questa differenza appare chiara agli occhi degli italiani.
Per questo continueremo a chiedere che la Ministra Calderone venga in Commissione a dare le risposte che il Parlamento e il Paese attendono. Perché il cosiddetto decreto Primo Maggio, dopo le modifiche introdotte dalla maggioranza, sembra ormai un provvedimento che nessuno vuole più rivendicare, ma di cui milioni di lavoratrici e lavoratori rischiano di pagare le conseguenze.” Così in una nota i capigruppo di opposizione a Palazzo Madama Francesco Boccia (Pd), Luca Pirondini (M5S), Peppe De Cristofaro (AVS), Raffaella Paita (IV).