Senatore Dario Parrini, vicepresidente Pd della Commissione Affari costituzionali, perché questo contenzioso sulla data del referendum costituzionale?
«Perché dal primo referendum costituzionale del 2001, trattandosi di uno strumento a tutela della minoranza che si oppone – tanto che i costituzionalisti lo definiscono `oppositivo` anziché `confermativo` -, si stabilì la consuetudine di dare tutto il tempo possibile nel quadro della normativa a quanti si mobilitano per contrastare una norma approvata dalla sola maggioranza. Può sembrare solo forma, ma è sostanza democratica».
Il governo sembra aver rallentato…
«Anche perché, essendo in corso una raccolta di firme popolari, si lederebbe questo diritto. Conviene anche al governo non vanificare una prassi consolidata, mettendo in imbarazzo il capo dello Stato che deve firmare il decreto d`indizione del referendum. Perché entrare in questa spirale infernale, quando basterebbe lasciarsi orientare dalla regola che maggiore è il garantismo verso le minoranze più forte è la democrazia? Riguardo un bene comune come la Costituzione porta sempre male fare forzature, come accaduto quando Nordio ha vietato al Parlamento ogni modifica. Eviterei di farne altre sulle procedure, perché non si può andare avanti ad abusi di maggioranza su tutto».
Ha cominciato il centrosinistra nel 2001…
«Dico, anche autocriticamente, che è stato un errore nel 2001 e nel 2016. Specie in tempi di altissima astensione, cambiare i fondamenti costituzionali a suon di maggioranze parlamentari è un rischio in quanto, diversamente dai tempi della Costituente, rappresentano quote sempre minori di corpo elettorale e cittadini. Servirebbe aggiornare la lettura dell`articolo 138 e capire che accordi larghi coi 2/3 non sono la via prioritaria, ma l`unica politicamente percorribile e giusta».
Ciò pensando già al premierato?
«Questa riforma, che riguarda la giustizia come potere e non come servizio, insidiando l`indipendenza della magistratura, insieme a quella sul premierato e i progetti di legge elettorale hanno in comune l`intenzione di concentrare nelle mani della maggioranza un potere debordante a scapito di minoranze, Parlamento, separazione dei poteri, presidenza della Repubblica; facendo saltare i delicati ma fondamentali equilibri di poteri e contropoteri del sistema costituzionale».
C`è anche il debordante potere dei pm, che la riforma mitiga solo in parte…
«La percentuale delle decisioni di giudici a scapito delle richieste dei pm in tutte le fasi dei procedimenti contraddice questa lettura. I problemi del sistema sono norme processuali, tempi, errori giudiziari, carenze personale, scarsa protezione dei diritti degli indagati: tutti mali che non vengono sfiorati dalla riforma. Che è solo un regolamento di conti politici col potere separato della magistratura».


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