Denise non voleva essere solo figlia, voleva una sua identità, per questo ha deciso di camminare con le sue gambe». Avvocata di Lea Garofalo e poi della figlia, Enza Rando, una vita in Libera, oggi senatrice dem, è fra le persone che più è stata vicina a Denise Cosco, testimone di giustizia anche lei, che nei giorni scorsi si è uccisa lasciandosi cadere dal balcone della sua casa di Ariccia.
«Era una ragazzina la prima volta che l`ho vista. Negli ultimi anni ci eravamo perse di vista, ma continuavamo a sentirci».
Come l`ha conosciuta?
«Lea era entrata nuovamente in protezione, insieme alla figlia. Sembravano quasi sorelle perché Lea era giovanile, simpatica, ribelle. A volte, quella giudiziosa sembrava Denise. Lei era legatissima alla madre, ma non ha mai voluto essere solo la figlia di Lea, voleva costruirsi la propria identità».
Chi era Denise?
«Una persona simpatica ed empatica, non solo con i suoi coetanei, ma anche con gli adulti. Non posso dimenticare le sue risate. Riusciva a ridere, significa che voleva disperatamente vivere. Ma c`erano anche tanti silenzi. Lì non riusciva a entrare nessuno».
Quale strada ha percorso per cercare di essere Denise?
«A differenza di tanti testimoni di giustizia, non ha mai voluto raccontare la sua storia all`esterno. Ripeteva: “Non sono un simbolo, non sono un`eroina, ho fatto la cosa giusta. Lo avrebbe fatto qualsiasi figlia”. Ma lei non era qualsiasi figlia».
Uscire dal programma di protezione era un modo di trovarsi?
«Voleva camminare con le sue gambe. Ha cambiato generalità, città. Non è stato facile. Magari inizi ad avere delle amiche: devi inventarti una storia, un passato, mentire. Poi ha incontrato un compagno, hanno avuto un bambino».
Le ha mai raccontato qualcosa?
«Mi diceva che si trovava bene, anche con la famiglia di lui. Forse era anche un modo per riaverne una. Però le fragilità riemergono sempre. Ovunque guardasse, c`era distruzione e dolore: il padre e gli zii in galera, il primo fidanzato responsabile di aver distrutto il corpo della madre, la Calabria dove andava con Lea così lontana».
Denise ci è mai tornata?
«Ho saputo che lo ha fatto, a me non lo ha detto perché sapeva che mi sarei arrabbiata. Lì certe cose non si dimenticano».
Come ha vissuto il doverci tornare fino all`arresto di Cosco?
«Male. Per elaborare dolore, tristezza e paura, faceva le corse da una parte all`altra del paese. Il padre la voleva vicino perché voleva essere certo che non entrasse nel programma di protezione e lei ha deciso di seguirlo. “Non voglio che facciano male a nessuno”, diceva. Lì ha incontrato Carmine Venturino, il suo primo fidanzato, senza immaginare che avesse avuto un ruolo nell`omicidio della madre. Una tragedia nella tragedia».
Per quale motivo?
«Gliel`aveva messo accanto Cosco, per controllarla, ma il ragazzo si è innamorato di Denise. Per questo forse al processo ha confessato di aver bruciato il corpo di Lea. Dopo averlo saputo, il padre di Venturino si è suicidato».
Per Denise è stato l`ennesimo colpo «Il peso che ha portato addosso quella ragazza è inimmaginabile. Ma ha sempre avuto una grande forza, una grande autonomia. Anche per il funerale di Lea ha deciso tutto lei: che fosse pubblico, le canzoni di Rino Gaetano che voleva far sentire perché piacevano alla madre. Noi di Libera l`abbiamo aiutata solo con la logistica».
Sulla morte di Denise è stata aperta un`inchiesta. Cosa ne pensa?
«Sono contenta che si sia deciso di approfondire, gli inquirenti fanno bene a indagare per escludere ogni possibile ombra. Il figlio di Denise adesso ha quattro anni, ma quando sarà in grado di comprendere, avrà bisogno di verità. Tutti abbiamo bisogno di verità».
Lei come la ricorderà?
«Come una guerriera resistente, nonostante tutte le fragilità. Ricorderò la sua voglia di essere semplicemente Denise, le difficoltà nel riuscirci, la sua lotta per conquistarlo».


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