«A Palermo si sta consumando una deriva che non è soltanto criminale, ma sociale e culturale. Ragazzi sempre più giovani, armati e senza speranza, vengono risucchiati da un vortice di violenza che sta distruggendo la città. La mafia non è scomparsa: ha solo cambiato volto, continuando a nutrirsi di emarginazione, rabbia e povertà nei quartieri più fragili».
Lo dichiara la senatrice Enza Rando, responsabile legalità e lotta alle mafie del Partito Democratico, dopo l’omicidio del ventunenne Paolo Taormina, ucciso a Palermo per aver difeso un coetaneo.

«La morte di Paolo – prosegue Rando – è un colpo al cuore per un’intera comunità, che rischia di abituarsi al sangue. Quando un giovane perde la vita per un gesto di coraggio, significa che si è spezzato qualcosa nel tessuto civile. E bisogna chiedersi: com’è possibile che ragazzi così giovani abbiano accesso alle armi? Chi le mette in circolazione e con quali fini?».

«Le forze dell’ordine fanno un lavoro straordinario, ma serve una risposta politica forte e immediata – aggiunge la senatrice dem –. Non possiamo limitarci a denunciare: la politica deve assumersi la propria responsabilità. Anche per questo stiamo lavorando in Commissione per portare avanti la proposta di legge “Liberi di scegliere”, che offre ai minori provenienti da contesti mafiosi e familiari difficili una possibilità concreta di libertà e riscatto. È da lì che bisogna ripartire, da chi è più fragile, da chi rischia di essere risucchiato nella violenza».

«Il governo non può restare spettatore – conclude Rando –. Deve tornare nei quartieri con la scuola, il lavoro, la cultura e con politiche di prevenzione serie. Solo così si può interrompere il legame perverso tra povertà, abbandono e mafia».


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