“E’ impossibile non rilevare come nel testo del Dpf sia iscritto il fallimento della politica economica del governo. Non era una scelta obbligata il rientro anticipato dalla procedura di infrazione, sacrificando la spesa e il sostegno alle famiglie: è stata una scelta politica che ha fallito, un obiettivo mancato. Questo è il punto di partenza con cui ci avviamo all’ultima legge di bilancio di questo governo”. Lo ha detto in Aula la senatrice Cristina Tajani, capogruppo del Pd nella Commissione Finanze.
“Due sono gli aspetti del Dpf particolarmente preoccupanti – ha continuato Tajani – Il primo riguarda gli investimenti. I dati sull’aumento della spesa, con un debito che si attesta al 139% sul Pil se pur critici sarebbero affrontabili di fronte a un Paese che cresce e fa innovazione. Ma l’Italia è fanalino di coda in Europa per la crescita e in questo Dpf non c’è uno straccio di idea in questo senso. Tutto l’aumento del Pil registrato è frutto di scelte fatte in precedenza con il Pnrr, mancano strategie di politica industriale ed economica, a parte il solito piagnisteo. Meloni dice di essere stata sfortunata, ma la sfortuna non è una categoria della politica, tanto meno della politica economica. L’altra questione riguarda il fisco. Ho ascoltato il ministro Giorgetti rivendicare che c’è un aumento delle entrate fiscali generate dalla tassazione sulle rendite, ma poiché siamo a politiche invariate rispetto al riequilibrio della tassazione tra lavoro e rendite, vuol dire solo che sono aumentate le rendite a discapito del lavoro e del reddito di impresa. Non c’è un’idea di riequilibrio fiscale che faccia premio su chi lavora e su chi produce lavoro e profitti e per questo salgono le rendite improduttive. E’ una traiettoria di decrescita e immobilismo. Invece anche il fisco deve contribuire alla crescita, altrimenti continueremo a marciare sul posto e Paese non andrà da nessuna parte”


Ne Parlano