“Ho condiviso la felice frase di Letta sul fatto che ‘arrivare alla fine del mese’ e ‘tutelare i diritti’ sono questioni che devono camminare insieme. Sono convinta da tempo che proprio questo sia il tema centrale per un partito riformista e di sinistra come il Pd. Su questo dobbiamo concentrare i nostri sforzi, anche in modo più coraggioso e radicale di quanto abbiamo fatto finora. Per noi la lotta alle diseguaglianze e ai divari esistenti, acuiti dalla pandemia, non può che essere un tratto identitario. Non possiamo presentarla però solo come una questione di giustizia sociale, perché superare divari è una precondizione per la ripartenza, attiene a un modello di crescita e di sviluppo decisamente alternativo a quello che abbiamo alle spalle, precedente all’emergenza Covid. Bene dunque assumere donne, giovani e Mezzogiorno quali leve trasversali per il Pnrr, ma recuperare questi divari significa anche ricostruire e ripensare un modello di sviluppo e crescita sul quale ricostruire l’Italia”. Lo ha detto la senatrice del Pd Valeria Valente all’assemblea nazionale del Partito democratico.
“Sulla violenza contro le donne – ha proseguito Valente – dobbiamo dirci con chiarezza che per esempio è necessario coniugare diritti e opportunità, non basta indignarsi sulle morti quotidiane o sul fatto che la Turchia, fatto gravissimo, è uscita dalla Convenzione di Istanbul. Se anche in Italia quella Convenzione è in gran parte inattuata è perché fatichiamo a scardinare un modello di relazioni e di potere asimmetrico tra uomini e donne. E proprio per questo non basta, come pure è stato fatto, inasprire le pene e prevedere nuove fattispecie di reati penali. Per combattere la violenza, è necessaria per esempio la legge sul doppio cognome che ha un valore concreto, oltre che simbolico e culturale, per scardinare quel modello, è molto più utile investire sull’occupazione femminile con la consapevolezza che l’attuale modello dell’economia, delle carriere e delle professioni non è neutro ma è maschile e va cambiato. Bene infrastrutture sociali, bene congedi parentali paritetici, ma dobbiamo anche avere il coraggio di rivedere modelli e tempi di organizzazione del lavoro”.