“Aspettiamo di leggere le motivazioni, ma la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza destinata a fare scuola, sgomberando finalmente il campo dalla necessità di una tempestiva reazione della vittima di abusi sessuali per provare che c’è stata violenza. Siamo vicine alla ex assistente di volo che ha voluto giustizia fino in fondo e, andando oltre due gradi di giudizio, ha resistito e lottato per 8 lunghi anni, scontrandosi contro pregiudizi e stereotipi. Questa storia, che per fortuna si conclude con un atto di giustizia, conferma che nel nostro ordinamento è necessaria una legge sul consenso, che stabilisca una volta per tutti che senza un sì è violenza”. Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Bicamerale Femminicidio.
“Ricordiamo a tutti che si tratta di una donna, madre e lavoratrice – prosegue Valente – che si era rivolta a un sindacalista perché discriminata sul lavoro in quanto mamma, per ottenere da lui, invece che l’aiuto sperato, ulteriore violenza di tipo sessuale e, dopo la denuncia, una drammatica vittimizzazione sul luogo di lavoro per aver denunciato e poi da parte del sistema della giustizia e di molti media. Lei sapeva di essere nel giusto e ha proseguito, ma ha dovuto cambiare occupazione, pagando un prezzo personale altissimo. La ringraziamo, perché questa sentenza segna uno spartiacque e crediamo sarà utile a tante donne nella medesima situazione e più in generale nella battaglia sul consenso. Misurare i tempi di reazione di una donna a una violenza non è tollerabile. E non è giusto chiedere a tutte coloro che denunciano, per ottenere giustizia, uno sforzo come quello sostenuto dalla protagonista di questa vicenda, lo Stato deve rispettare le donne. Per questo vogliamo una legge che sancisca che senza un sì è violenza sessuale. Punto e basta”.